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Llull, Birch e… Simon: tre facce di una sola Eurolega

In una giornata memorabile per chiunque ami questo gioco, Sergio Llull urla al mondo che il suo Real c’è e non mollerà un solo centimetro: Teodosic è avvisato.

La partita della notte madrilena mostra decisamente due squadre che oggi appartengono a un altro pianeta rispetto a tutte le concorrenti. Pallacanestro di altissima qualità, fatta di talento, tattica e volontà.

«They wanted it more». Chiarissimo Dimitris Itoudis, mentre Pablo Laso parla di prova «magnificent». Non impensabile che arrivasse, dopo che il coach si era preso la totalità delle colpe per il crollo in ACB a Vitoria. Quel che poi deve aver detto in spogliatoio mi pare ovvio che sia stato ben altro: grande coach.

Gustavo Ayon gioca una prova solida, contro un Augustine che pare sempre meglio introdotto nei meccanismi CSKA, ma alla fine soccombe e non di poco. Di Luka Doncic impressiona la maturità in 24’32” sul campo, anche quando le statistiche non dicono nulla di particolare, se non il dato di una sola palla persa, per un minorenne, in una gara di tale importanza e livello tecnico. Milos Teodosic trova pane per i suoi denti e per la prima volta in stagione va sotto col diretto avversario: contro chiunque puoi anche giocare soft dietro, contro Llull no. Oggi è sorpasso in ottica MVP.

I numeri che attestano la vittoria castigliana vengono dai rimbalzi (34/25) e dagli assist (25/14). Laso batte alla grande Itoudis, coprendo alla perfezione sui terminali russi, di solito destinatari dei doni cestisti di Milos: lo CSKA, abituato a 19,81 assistenze a serata, si ferma appunto a 14, mentre il Real va bn oltre le proprie già eccellenti medie (25 vs 20,06). Passano gli anni, mutano gioco e protagonisti, ma resta un dato di fatto ineluttabile: saranno carini gli isolamenti NBA, ma a pallacanestro vince chi si passa la palla e lo fa al meglio.

Al Pireo va in scena il derby dell’esordio di Alessandro Gentile, cui Pascual regala il quintetto. L’ex #5 non scarta nemmeno il pacchetto: 8 minuti impalpabili, virgola e tanta panca. Non sarà facile riciclarsi in uno del sistema, ci vorrà tempo. A proposito di sistema, è proprio quello del Pana che non esiste: 2 vs 5 tutta la partita, sempre e solo Rivers e James, James e Rivers. Duro lavoro per Pascual, coach di cui fatico a comprendere i principi. Ovvio che con il nulla sotto canestro diventi dura (Singleton e Bourousis 7 rimbalzi globali contro i 9 di Birch), ma si fatica a trovare una sola azione di pallacanestro vera dei verdi in tutta la gara. Calathes ne stecca una, e ci sta dopo una tale stagione, mentre Singleton pare corpo totalmente avulso dai giochi (?) dei suoi. Bourousis lancia parecchi segnali di conferma a chi lo ritiene ben indirizzato verso il viale del tramonto: questa pallacanestro non può in ogni caso essere la sua.

L’Olympiacos la vince giocando una partita onesta, condita da un’organizzazione difensiva che è la migliore in Europa da anni: molto lucida la risposta di Khem Birch quando dice «li abbiamo rinchiusi nei loro isolamenti». Sempre più dominante. Papapetrou è l’eroe che non ti aspetti, mentre tutto il blocco “rosso” pare essere molto migliore di quello “verde”.

Milano perde la nona di fila ad Istanbul, sponda asiatica, contro un Fenerbahce in evidente difficoltà. Era la più facile per i biancorossi, ma anche la chiara possibilità di naufragare, sempre che non lo si sia già fatto. Ottima partita degli uomini di Repesa, che avrebbero meritato la vittoria, se non avessero schierato per quasi 28 minuti Kruno Simon, vera disgrazia in un tale contesto. Al netto delle giustificazioni dovute a chi rientra, peraltro da un guaio nemmeno troppo importante, il croato dà l’ennesima dimostrazione del perché sia sempre stato ai margini del basket che conta veramente. Dopo un primo tempo già palesemente morbido, ad inizio dell’ultimo periodo confeziona 32 secondi allucinanti in cui commette tre falli consecutivi senza nemmeno provarci, per poi concedere la tripla a Gigi Datome. Bonus quasi regalato, tripla incassata ma è solo riscaldamento in vista dell’ultimo possesso:   una non bene identificata  rotazione difensiva  lo porta a nascondersi dietro Mc Lean (?) per concedere cinque metri a Nunnally per la tripla decisiva. Il linguaggio del corpo è inaccettabile, non ci sono alibi.

Peccato per l’EA7 poiché finalmente si sono viste diverse cose positive, a partire da qualche segnale di risveglio da parte di  Raduljica, Cinciarini ed Hickman, sebbene le sue 6 perse pesino tantissimo. La palla ha ripreso a circolare ad un certo ritmo, si è cercata la transizione ma soprattutto non si sono passati diversi tiri che la difesa ha concesso: questo non è il Fenerbahce che ci si attendeva ad inizio stagione ed i segnali cominciano ad essere un po’ preoccupanti per Obradovic. Il quale francamente sembra spesso il lontano parente del leader che conosciamo: sarà una sensazione…

A parte il decisivo fattore Simon, la partita svolta su tre episodi: tripla sbagliata da Dragic per il +9 sul 44-50, recupero di McLean che, costretto da equilibrio precario, la ributta in campo senza che nessuno se ne accorga e la somma di diversi tiri liberi mancati nel secondo tempo, “and one” di Raduljica su tutti. Simone Fontecchio gioca una partita a tutto tondo, in cui dimostra che il grandissimo lavoro che sta svolgendo con lo staff tecnico può già pagare dividendi in questa stagione. Non era giocatore da EL, comincia ad esserlo.

Una splendida Stella Rossa sbanca Kaunas ed oggi sarebbe Playoff: Radonjic come Sito Alonso, impensabile ad inizio stagione. Classifica abbastanza ben definita: cinque squadre paiono essere stabilmente in alto e certe della post-season, dietro è grande lotta, dal Pana al Barça, in sei per tre posti.

 

 

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3 Comments

    1. Dipende dal calendario e dalle scelte delle partite. Si parte dalla programmazione SKY ma se non vengono trasmesse quelle che riteniamo più interessanti si vira su euroleague.tv . Grazie della tua attenzione e del tuo seguito. Buon anno!

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