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L’abisso che divide Kazan da Istanbul

Milano crolla  contro un normalissimo Unics, il Fenerbahce batte il Real, lo CSKA vince un inatteso thriller in Germania e l’Efes coglie un successo pesantissimo in casa del Maccabi.

Tutto normale, o quasi. Questa Eurolega ci ha abituati a ribaltoni inattesi, crisi o minicrisi che siano, scarti esagerati ed una sola certezza: dietro al CSKA ci sono solo Real e Fenerbahce in grado di competere a quel livello. Per la lotta dal quarto all’ottavo posto può succedere di tutto, forse  escluse solo Kazan e Bamberg, visto che le stesse Galatasaray e Zalgiris paiono in netta crescita, rispetto al balbettante inizio.

Milano  si scioglie dopo 90 secondi in Tatarstan: certo, per scioglierti dovresti avere avuto almeno un’iniziale consistenza, che gli uomini di Repesa non hanno mai. Dopo  0-6 iniziale inizia una girandola di nefandezze incredibile che, dapprima, annovera manate stupide sugli attaccanti avversari, , aiuti inesistenti sul lato debole e confusione totale sul pick and roll che creano l’assurdo di un primo quarto in trasferta in cui, segnando 24 punti, sei sotto di 11.

Rakim Sanders dopo 54″ del secondo periodo è uno degli emblemi milanesi della serata: 11 secondi contati completamente molle e rilassato sulle gambe, con la tipica intensità che la vecchina mostra davanti al banco della frutta al mercato. Un tripla di Hickman che riesce dall’angolo a colpire il tabellone è dichiarazione di intenti, mentre è lo stesso play (?) americano a compiere la prima giocata di energia, strappando un pallone dopo 13’51” di gara. Un tiraccio di Dragic insensato ed un mancato tagliafuori di Kalnietis, mani sui fianchi e sguardo perso, danno il vai ad un finale comico in cui McLean cala il suo personalissimo asso, andando a colpire Langford che, sbilanciato, prova un preghiera dal lato della metà campo: 57-43. Non è nemmeno KOT come fu con Real e Fenerbahce, causa superiorità avversaria: è imbarazzo totale.

E pensare che basta un nulla ed il volenteroso, ma limitatissimo Unics, salta, come succede sul parzialino milanese che regala il 43-38 e come accadrà alla fine del terzo quarto. ma Milano non ha un leader e queste situazioni non le sa né prendere in mano, né ribaltare.

Kruno Simon si presta all’ennesima rappresentazione europea di scarsissimo livello, ma questa volta lo fa con la supponenza che contraddistingue tutti i suoi compagni. Portato sui cambi a marcare Langford, fa una figura che spiega perché è sempre stato ai margini del basket che conta, nonostante ottime movenze offensive (il talento vero è altro concetto). Sia chiaro che non ha mai marcato Langford, ma è stato portato lì sui cambi: quindi non è scelta di Repesa, ma facile vittoria di Pashutin che non credeva ai suoi occhi vedendo il croato in campo per 25’36”. Qui il duello tra i due coach è stato impietoso.

Sul 66-61 vi è un altro possesso allucinante per i biancorossi: Hickman dà via una palla indecente per McLean, sul ribaltamento Stoll si improvvisa per la seconda volta Steph ed a seguire arriva un’altra tripla, fuori da ogni logica, di Dragic. Tuttavia il 16-26 del terzo quarto parrebbe riaprire il contesto: parrebbe, ma non è mai stato in dubbio, se ti presenti con questa attitudine patetica. E’ sempre Hickman protagonista, pochissimo nel bene e moltissimo nel male: è lui che ricuce infatti, ma lo fa giocando da solo, avulso da ogni contesto tecnico. Il possesso a 7″ dalla fine del terzo periodo dice 73-69 russo.

Il timeout sul 79-73 vede, caso raro, tutti i giocatori molto attenti alle istruzioni di Repesa, ma è un’illusione, effimera come l’organizzazione della trasferta : una partita così importante, sebbene solo la decima, meritava un viaggio al martedì, o meglio un charter che evitasse la lunghissima sosta di Mosca. Dettagli che fanno la differenza. Ad alto livello.

35 punti subiti nel primo quarto, 27 nell’ultimo: nel primo periodo non vinci le partite, ma puoi perderle, come nel primo set di uno slam piuttosto che nel giro del giovedì del PGA TOUR. Concedi il 75% da due ad avversari che hanno nell’attacco il punto debole: vai sotto 36 a 21 a rimbalzo e 21 a 15 negli assist. Ma soprattutto, concentri sforzi (?) inutili su Langford e ti fai battere dagli altri: questa è la madre di tutti gli errori tattici. Ma per aver una tattica ci vogliono giocatori con volontà di applicarsi: perché i fantasmi dei giocatori di Milano abbiano deciso di giocarsela così resta un mistero. Mistero cui la società dovrà dare risposte con interventi seri e decisi, rigorosamente tra le mura del Forum.

L’altra Eurolega, quella del piano di sopra, si gioca ad Istanbul ed è il manifesto di questo splendido sport. A Madrid non saranno giustamente d’accordo, poiché quello che succede negli ultimi minuti è almeno poco coerente, tuttavia essere Obradovic vuol dire grandezza anche in questo: lo fecero i Gomelski, i Peterson ed i Messina, in modi e tempi diversi, essendo parte del bagaglio del coach vincente.

L’abisso tecnico che divide questa sfida da quella di Kazan è incredibile. Leaders, grandi giocatori, grandi giocate individuali spessissimo frutto di organizzazioni, offensive come difensive, di primissimo piano: un piacere per gli occhi, una gioia per il cuore. Final 4 e titolo, a mano di stravolgimenti improbabili, vedranno queste due protagoniste con il CSKA.    Quarta e quinta saranno le ambitissime posizioni della stagione regolare: sarà probabilmente l’unica via per essere invitati al gran ballo finale.

Si diceva di uno CSKA, che rischia grosso ma alla fine chiude l’ultima porta al Bamberg, mentre l’Efes spacca la partita nell’ultimo quarto in Israele e si porta 5-5 dopo un difficilissimo inizio . Se il tanto discusso cocktail Perasovic-Heurtel dovesse funzionare, a scapito di quanto si spiffera, attenzione ai turchi: due geni se scoppiano fanno danni, ma se non li fanno a se stessi li fanno agli altri.

Un’ultima importante annotazione. Efes, Fenerbahce ed Unics giocano praticamente con 6-7 giocatori intorno ai 30 minuti. Tendenza vincente , gerarchie che si vanno definendo o grosso rischio che si pagherà più avanti? Ci sono 20 partite : al solito, serve pazienza nei giudizi, almeno per quelli tecnici.

 

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