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L’immensità di Milos Teodosic

I numeri dicono tanto: 29’51” in campo con 34 punti, 6/10 da due, 5/6 da tre, 7/7 a i liberi, 5 falli subiti,  2 rimbalzi, 1 recupero, 10 assist ed una bella virgola all’argomento palle perse. Basterebbe per scriverci un libro, sarebbe sufficiente da raccontare ai nipotini, potrebbe essere traccia di insegnamento a chiunque si avvicini al gioco: ma non è nulla. Non è nulla nemmeno la personalissima concezione del rapporto assist/palle perse, ieri 10/0 e mediamente 8,2/2 : 74/18 in stagione con il solo, splendido Nick Calathes di quest’anno a fare leggermente meglio.

Milos Teodosic è  molto di più, è l’essenza del gioco ma lo è in una forma assolutamente personale, poiché quello che esce da quelle mani, da quelle movenze e da quella consapevolezza totale non è assolutamente ripetibile e nemmeno comprensibile per gli altri: né da questa, né dall’altra parte dell’oceano.

Dopo alcune delle prime uscite stagionali europee del suo CSKA, ebbi modo di sottolineare come l’incidenza del passaggio dei palloni dalle sue mani fosse assolutamente fondamentale per la buona riuscita degli stessi: una delle poche cose in cui Euroleague è ancora un poco indietro rispetto alla NBA è la capacità di fornire statistiche di una certa rilevanza, per la loro particolarità. E’ però sufficiente soffermarsi sulla rilettura delle partite moscovite per avere un’idea chiara di tutto ciò: dato per scontato che sono gare che riguarderesti mille volte solo per la presenza del serbo, è lampante quanto sia di impatto ogni sua movenza, prima o dopo la ricezione del pallone, al fine del completamento dell’azione offensiva. Le difese sono totalmente in balìa delle sue scelte ed anche quando riescano a rimanere decentemente competitive, finiscono soggette alla creazione inimmaginabile, alla giocata che nessuno può nemmeno lontanamente immaginare.

Le scelte difensive delle suddette difese assumono i connotati più diversi: che fare? E non è certo solo questione di stare o cambiare sul pick and roll, di cui Milos è il miglior interprete al mondo, in una  classifica in cui non vi è nemmeno secondo o terzo. Durante l’esecuzione di quell’azione  l’attenzione dei compagni è ormai abitualmente molto alta poiché sanno bene come da un istante all’altro possa partire il pallone che li mette in ritmo alla perfezione, al ferro come sull’arco. Tutto ciò obbliga i difensori alla massima attenzione, sia sul lato forte che su quello debole, forse ancor di più su questo. Se non hai in campo cinque “stopper” arcigni sei già morto.

Ancor più devastante quando il fenomeno serbo riceve il pallone dopo i primi movimenti in cui ha iniziato l’attacco, situazione in cui la difesa avversaria ha già dovuto effettuare le prime scelte e lo sbilanciamento può crescere esponenzialmente: la velocità e la visone periferica, ben oltre la media umana, di cui dispone il giocatore sono a quel punto in grado di fornire almeno tre soluzioni offensive ulteriori di efficacia totale. La perfetta disposizione e l’ottima sincronia dei movimenti della squadra rendono i numeri incredibilmente redditizi e qui il merito va alla conduzione tecnica di Itoudis ed alle capacità tecniche notevoli dei compagni di squadra, ormai perfettamente in grado di capire come e quando beneficiare di quei vantaggi. A tale proposito sarebbe interessante valutare, e probabilmente accadrà il prossimo anno se vi sarà l’approdo in NBA di Milos, l’impatto degli stessi giocatori in sistemi diversi e con un playmaker diverso. Penso ad esempio ai Vorontsevich ed ai Kurbanov, buoni giocatori che diventano ottimi in questo contesto: sarà grande sfida per loro e per Itoudis stesso, perché chiunque arrivi al posto del #4, difficile che si possa trattare di upgrade, sebbene Andrey Vatutin credo abbia già raccolto la sfida in questo senso.

Di Teodosic in NBA si parla sempre più spesso: il giocatore è pronto, ora vuole la lega di Adam Silver e la stessa lega vuole lui. Si sprecano le opzioni, diciamo che sarebbe, utile se non addirittura necessario, ad almeno 20 squadre: ma se penso a caratteristiche personali combinate con un sistema di gioco dico senza dubbio che vi è una destinazione che sarebbe quella ideale: facile, gli Spurs di Popovic. Tony Parker si avvia a fine carriera e l’ambiente texano si è rivelato, nei tempi, il migliore per l’inserimento di diverse tipologie di atleti. Uno così pronto e così “fitting” al loro sistema forse non l’hanno mai trovato e l’approdo potrebbe pagare dividendi altissimi per entrambi. Non voglio neanche pensare al mal di testa degli avversari, quando la palla fosse mossa con ancor maggiore fluidità grazie alle doti del nativo di Valjevo. Lui stesso a fine settembre parlò di Spurs e di Jazz, in quest’ultimo caso per la presenza di coach Snyder, con il quale ha grande rapporto e conoscenza reciproca di un certo profilo. Gli indizi sono tanti, personalmente dico Texas e “speroni”.

Solo dodici giorni e lo CSKA sarà al Forum: si può resistere ed intanto sognare con ogni singolo giocata di questo giocatore immenso.

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