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L’Olimpia di Kalnietis

In una rara sfida di Eurolega in cui prevale chi prende meno rimbalzi Milano batte abbastanza nettamente l’Anadolu Efes con un punteggio inusuale a queste latitudini. Che forse sono quelle che la squadra di Repesa sta lentamente rivoluzionando, se è vero che dopo 6 gare i biancorossi segnano 91,16, praticamente flirtando spesso con la tripla cifra. 92 sono quelli che si lasciano di media agli avversari.

Il burrascoso inizio di settimana, dopo le parole chiare e dirette di Jasmin Repesa, è stato forse molto più tranquillo di quanto dipinto da taluni solerti inquilini delle pagine di giornale: dire la verità non può e non deve mai fare male, come sa benissimo l’esperto coach croato. Sapersi muovere tra le pieghe della pallacanestro italiana, cioè un mondo che dal punto di vista tecnico e della comunicazione presenta limiti tremendi, è caratteristica necessaria a svolgere al meglio il proprio lavoro. Repesa lo sa fare benissimo.

Ma ha vinto l’Olimpia oppure ha perso l’Efes? Eterno dilemma, che interessa come il censimento mondiale delle formiche. Ovvio e palese che quando segni 105 punti vi debba essere la collaborazione di una difesa troppo spesso assai accondiscendente come quella turca, tuttavia la perfetta organizzazione offensiva milanese ha tenuto sotto pressione gli uomini di Perasovic per tutti i quaranta minuti. Non si dimentichi che solo pochi giorni fa al Panathinaikos furono necessari 50 minuti per metterne a referto 83 contro gli stessi turchi. Avere messo punti a referto 37 volte sulle 55 in cui si è alzata la mano verso il ferro (24/46 da due e 13/19 da tre) non può non essere sintomo di buona salute su un lato del campo. Se vi aggiungiamo 24 liberi tirati con un 75% ancora perfettibile, è chiaro che il numero di possessi, e la rapidità degli stessi, che il ritmo di Milano impone agli avversari determina una fisiologica crescita del numero di punti subiti in difesa. Prima di parlare di questa benedetta difesa dell’Olimpia giova ricordare che gli eclatanti numeri offensivi, come si diceva, hanno goduto del fatto che in casa Efes il primo passo degli avversari venga vissuto come un fastidioso insetto da cui allontanarsi, mentre le rotazioni difensive ricordano il ritmo delle migliori sfide di scopone nei bar di paese. Come la bollicina dell’acqua Lete il il povero Dunston, peraltro sempre lontano da qualsiasi movimento offensivo valido, prova a metterci dal solo una pezza: ma così non vi sono speranze e tutto ciò è inaccettabile, come inaccettabile è l’intensità con la quale giocano i quattro USA Honeycutt, Cotton, Thomas e Brown. Thomas Heurtel predica nel vuoto insieme a Cedi Osman, ma entrambi non sono certo esenti da passaggi a vuoto notevolissimi. Il Jayson Granger visto nelle prime uscite di Eurolega fa pensare che talvolta, come si dice a Milano, “il Signore ha guardato giù” e le mille lusinghe estive non hanno portato all’approdo meneghino del giocatore.

19 rimbalzi offensivi concessi sono troppi, soprattutto se parametrati ai 26 presi in difesa: concedere il 42,2% di palle disponibili sotto i propri tabelloni è un problema serio a livello europeo alto. Un avversario migliore ne avrebbe fatto tesoro troppo luccicante per Milano. L’intensità tanto evocata in questi strani giorni sotto la Madonnina vi è stata, fin dall’inizio, al netto di alcuni momenti ancora troppo soft, nelle scelte come nell’esecuzione. Indiziato numero uno il pick and roll, in cui sotto i riflettori finisce soprattutto la coppia Hickman-Raduljica, non necessariamente col secondo maggiormente colpevole. Lo stesso McLean va insolitamente in difficoltà in determinati frangenti di questa situazione. E’ evidente il tentativo di Jasmin Repesa di modificare la regola del “cambiare sempre” in talune occasioni: le caratteristiche dell’avversario saranno la discriminante i qui in avanti. Il lato debole rimane un problema sia per errori tecnici nelle  rotazioni, sia per alcune latitanze individuali comunque più saltuarie che in altre occasioni.

A livello di singoli è molto più che fondamentale la crescita di Mantas Kalnietis, il cui impatto sulla partita è stato notevole. Ancora lontano dalla miglior forma fisica a causa di un piede che tranquillissimi non lascia, dimostra una volta di più come le sue caratteristiche del tutto peculiari siano in grado di dare una reale dimensione europea al gioco di Milano. Il lituano è la poesia del gioco del suo paese, è pallacanestro che scorre nelle vene incessantemente, con la palla a farla da padrone esattamente come quello che accade per un brasiliano nel calcio. Hickman, se c’è un Kalnietis vero, diventa un fattore, così come lo fu, in modi e tempi diversi, con Tyrece Rice al Maccabi: senza questo appoggio si deve fare carico di un ruolo che non è suo. E non si tratta di certo di stare in campo  insieme, cosa che potrà comunque dare i suoi frutti. Alessandro Gentile gioca ad un piano superiore, sebbene due o tre amnesie difensive debba e possa eliminarle assolutamente: con l’Efes di oggi non paghi, altrove sì. Stiamo parlando in ogni caso di altissimo livello di pallacanestro. Kruno Simon accarezza la tripla doppia, finalmente decisivo in Europa: il contesto lo ha favorito sicuramente, ma l’efficacia a rimbalzo è caratteristica che potrebbe contare tantissimo per questa Milano. Conterà soprattutto per coprire una delle lacune di un Raduljica che in difesa fa “il Raduljica”, mentre davanti è semplicemente “Miro”: gioca un altro sport ed ogni volta che tocca la palla in un possesso ben organizzato, dove questa palla si muove bene, crea sempre e comunque un’opzione favorevolissima alla causa milanese. Awudu Abass è ottimo: non deve essere solo uno specialista difensivo e non lo sarà se continua a migliorare nell’apprendimento del gioco.

Le rotazioni amplissime dell’EA7 anche ieri fanno sì che almeno tre-quattro elementi paiano nel dimenticatoio: dagli 0 minuti di Cinciarini ai 9’06” di Dragic, dai 6’38” del convalescente Macvan ai 4’03 di Pascolo. Sarà sempre così, inutile girarci attorno: i vantaggi saranno più evidenti nel momento in cui infortuni ed acciacchi normalissimi si affacceranno dalle parti del Forum. Repesa non fa prigionieri, chi ha scelto di venire a Milano lo sapeva: le vittorie aiutano gestire il tutto, come dice uno scintillante Rakim Sanders.

Baskonia e Stella Rossa sono altre tappe importanti ma nulla di decisivo a 24 partite dal termine della stagione regolare: per l’Efes arriva una sfida casalinga un po’ più tesa con l’Unics del re Langford prima del derby complicatissimo con il Fenerbahce: un 3-3 fa stare leggermente più tranquilli che un 2-4. Perasovic ha dinnanzi a sé un lavoro durissimo e non escludo qualche cambiamento significativo nel suo roster, soprattutto tra gli evanescenti e nervosissimi americani.

 

 

 

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