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Il grande spreco: Olimpia a Bamberg

In una partita dal tasso tecnico globale assai modesto Milano esce sconfitta dalla Brose Arena con un carico di rimpianti ma anche diverse indicazioni, in positivo come in negativo, su cui lavorare nei prossimi mesi. Sì, indicazioni, perché le certezze in autunno sono come le foglie: pronte a cadere ed essere spazzate.

Per vincere in Germania era necessario dominare a rimbalzo: con 8/9 palloni a disposizione in più degli avversari sarebbe stato perfino semplice. Uno solo (33 vs 32 il differenziale a favore milanese) non è stato sufficiente, ancor di più se si valuta il dato delle palle perse, 11 (con 12 assist) per Milano contro le 16 (con 17 assist) per Bamberg.

Tirare il 60,4% da due ed il 38,1% da tre dovrebbe pagare grossi dividendi in trasferta, tuttavia la faccenda si complica se concedi il 61,1% unitamente al 46,2% dall’arco. Milano non difende? No. Milano difende male? Sì. Ciò che manca palesemente è la comunicazione, accompagnata da un problema tecnico tanto notevole quanto risolvibile: la rotazione da  e sul lato debole, dove soprattutto gli esterni giocano assolutamente senza angoli. Si ricorda sinistramente la nazionale di Pianigiani a Berlino.

Jasmin Repesa perde contro Andrea Trinchieri, o meglio non vince, perché in realtà entrambe le squadre hanno fatto di tutto per non vincere ed alla fine, quasi obbligata dal fluire degli assurdi eventi, Bamberg l’ha “dovuta” portare  a casa. Milano non l’ha vinta tre volte: sul 29-46 concedendo un minuto di gioiosa libertà a chiunque tra i tedeschi (Rakim Sanders con le gambe nemmeno piegate che si addormenta sull’ultima rimessa è lo specchio della rimonta subita), quando va +5 ad 8’25” del quarto finale e non segna fino a 5’36” (pareggio a 70 di Pascolo) ed infine quando una tripla di Sanders dà il 94-96 in OT e  si attacca in modo pessimo per quasi due minuti prima dell’1/2 di Gentile dalla lunetta. Quello che accade sul fallo subito da Hickman per portare tutti al supplementare è essenza e follia del basket, tra meriti e demeriti ingiudicabili.

Un problema Raduljica esiste, impossibile negarlo: un caso, per ora, no. Se qualcuno dalle parti del Forum ha mai pensato che Miro fosse il centro “alla Udoh” beh, diciamo che essere fuori strada è un eufemismo. Se però qualcuno avesse mai sostenuto l’impalpabilità totale (la penetrazione di Zisis grida vendetta) di un giocatore che ha dominato in lungo ed in largo alle Olimpiadi lo avremmo tutti bollato come folle. Ma allora dove sta la verità? Nel mezzo, come sempre.  Se scegli Raduljica nel tuo roster devi avere ben chiaro che la differenza la farà, eccome, davanti e certo  dietro: tradotto significa che devi dargli palla “sempre” in attacco e devi costruire un sistema che ruoti attorno a lui. Esattamente come la Vitoria di Perasovic fece con Bourousis lo scorso anno, col distinguo di un minore impatto fisico del greco però con migliore attitudine al rimbalzo. Quanti sono i sistemi simili visti in Europa negli ultimi dieci anni? Uno, quello basco menzionato. Ci vuole tempo, più di quanto si pensi, tuttavia è chiaro che se il giocatore non esce da questa situazione da “spaesato” con maggiore energia, la soluzione non si trova. Non si può nemmeno immaginare che il suo immobilismo costringa a giocare spezzoni di partita, come dopo il quarto fallo di McLean, con Pascolo da centro.

Vi è poi un ulteriore situazione tutta da verificare all’interno del sistema in divenire di Repesa. Ricky Hickman non è e non può essere il playmaker da 30 e più minuti ad alto livello di Eurolega (28’34” di utilizzo medio finora con il 41,7% da due ed il 21,1% da tre, 3,8 assist, 2,2 palle perse, 1,8 recuperi e 2,8 rimbalzi). Al netto dei problemi fisici degli ultimi anni, che paiono attualmente superati, è giocatore che in questa manifestazione ha superato in una sola occasione il 35% da tre (poi sempre tra il 21,1% attuale ed il 32,8% di due anni fa su soli 58 tentativi) e mediamente non ha mai superato i 3 assist a partita. Nella stagione d’oro 2014, quella del miracoloso Maccabi di Blatt, giocò splendidamente ma in un ruolo di totale appoggio a quel Tyrece Rice non certo avvezzo a lasciare il bastone del comando ad altri. Quindi Hickman è un problema? Assolutamente no, per ora, ma appaiono chiari tre limiti su cui lavorare: troppi palleggi inoffensivi, una sottodimensione fisica che se non sei appunto Rice ti costringe ad un ruolo di supporto, una tecnica di passaggio non buona forse anche in questo caso dovuta ad una stazza che è quella che è.

Milano ha oggi queste situazioni su cui lavorare, al pari di altre decisamente importanti. Alessandro Gentile (ottimo se non di più)  e Mantas Kalnietis (meglio fisicamente ieri) sono imprescindibili in quanto unici due, al momento, che valgono il livello alto di Eurolega. Rakim Sanders e Jamel McLean ci sono molto vicini, encomiabilmente non nel ruolo prediletto. Goran Dragic deve essere inserito meglio e deve limitare alcune amnesie incomprensibili in difesa, dove ha tutto per dominare. Kruno Simon è finora quello di Coppa: fa fatica perfino ad andare al tiro ed è attaccabile da chiunque (il tiro che concede a Zisis a fine regolamentari è tremendo). Abass cresce e continuerà a farlo mentre Davide Pascolo ha preso una durissima facciata contro il muro della realtà europea: la severa lezione  subita da Melli deve essere  dare il la all’ennesimo momento di crescita della sua carriera se vuole contare in queste sfide.

Bamberg è stata grande spreco per tutte queste ragioni ma soprattutto per una ulteriore : Milano è più forte, non di poco, e vale assolutamente la lotta per i Playoff. Mancano 25 partite che sono tantissime, ma sia chiaro che la qualificazione si giocherà sul filo del 14-16 o 15-15, quindi meglio non tirare il calcio al secchio del latte come ricordava il Professor Nikolic.

Qualificazione ai Playoff, appunto. Perché altrove vi è uno CSKA che dispone con superiorità quasi totale dell’Olympiakos al Pireo in una serata nemmeno troppo brillante: tanto per essere chiari sulla falsariga di quanto fece il Real a Milano. I primi tre posti, con Itoudis per ora davanti a tutti, sono più che certi. Obradovic e Laso provano a scalare le montagne russe.

 

 

 

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