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Regular Season 2018-2019

Bargnani, i perché della magia. Le chiavi di lettura di Baskonia-Anadolu Efes

Il ritorno di Perasovic sul luogo del misfatto. La prima uscita europea di Andrea Bargnani dopo il Rising Star Trophy del 2006. Lo stato fisico di Thomas Heurtel. La presenza in campo di Bryce Cotton e Shane Larkin. Baskonia-Anadolu Efes termina 85-84, la preghiera dello stesso Cotton sulla sirena non viene accolta, e gli ingredienti per un’analisi approfondita ci sono tutti.

ANDREA BARGNANI

18 in 13’ nel primo tempo, con 6/6 da 2, 1/1 da 3 e 3/4 ai liberi. Ripresa che inganna con un tecnico e quattro falli, ma il finale è ancora di sostanza: 26 punti e 4 rimbalzi. Il Mago torna a mostrare le luci splendenti di un’arte raffinata. Ma quale arte in particolare? Inutile parlare di difesa, non all’altezza in una carriera da regular season in Nba, figuriamoci nell’Europa di Euroleague. Parliamo dunque di attacco, e allora la parola d’ordine si chiama atipicità. L’indole offensiva è quella difensiva, allergica al contatto, dunque al terreno del pitturato. Bargnani si inserisce in un concetto di «atipicità», dove il «canestro da 2 lungo» diventa l’abitudine: il Mago si avventura in terre di nessuno, in un basket senza via di mezzo dove esiste la tripla o l’attacco al ferro. Le difese sono naturalmente in ritardo, la contromisura non esiste (e qui la colpa di Perasovic è netta), e Bargnani si produce in un tiro dalla distanza senza difese.

PLAYMAKER BASKONIA

Una delle interpretazioni più interessanti di Sito Alonso. Il Baskonia costruisce il parziale con Luz, e vince con Larkin. Gioco senza p&r, con blocchi che favoriscono l’uscita di Blazic o Shengelia: qui sta la similitudini tra i due play. Poi Luz conduce, a ritmo basso, leggendo le situazioni, costruendo attacchi intelligenti e prevenendo la risposta in transizione dell’Anadolu. Larkin è l’istinto, l’aggressione, la penetrazione, certamente più influente senza la presenza di Granger in campo.

JAYSON GRANGER… HEURTEL E COTTON

Giusto parlare di Anadolu, partendo anche qui dai play. Granger è oggi elemento insostituibile, perchè unico difensore «sul pallone» tra gli esterni turchi. Cotton si ritrova in mano 26’ di puro istinto (ma l’1/6 dall’arco grida vendetta), anche perchè Heurtel va dosato. Prima certezza dunque: il francese è al centro del progetto, esattamente come nella gestione Ivkovic. Morale? 6’ nel primo tempo, 13’ nella ripresa, ma rimane un punto interrogativa.

BRYANT DUNSTON E DERRICK BROWN

E arriviamoci a questo interrogativo. Se per un coach parlasse solo l’anno passato, l’Anadolu di oggi sarebbe più adatto a Bartzokas piuttosto che a Perasovic. L’atipicità di Brown ricorda quella di Randolph, mentre Dunston ha il doppio dell’atletismo, ma la metà delle risorse, di un Ioannis Bourousis. Binario lunghi da accordare nonostante i 27 punti totali (ma 6 rimbalzi!), e una domanda: il centro perfetto per Heurtel è un interno puro alla Dunston, o più un perimetrale ridotto alla Voigtmann? Quando sarebbe preziosa l’atipica tendenza di un Bargnani con la totalità nel possesso del francese?

LA PARTITA

51-49 a fine primo tempo tra due squadre che non difendono ma riescono a perdere un’infinità di palloni (31 alla fine). Sito Alonso gestisce i momenti ottenendo il massimo quando conta, alzando la pressione difensiva e sfruttando l’ennesima atipicità, quel Tornike Shengelia che da 206 ama più l’uno contro uno palla in mano che altro. Tutto questo senza Tillie e Beaubois. L’Anadolu ha un Heurtel a mezzo servizio e un Brown da inserire nel sistema Perasovic. Osman vive di fiammate e nel finale non esiste un riferimento.

Alessandro Luigi Maggi

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