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Squadre

Maccabi Tel Aviv

SEDE: Tel Aviv, Israele

ARENA: Yad Eliyahu (11.000 posti)

Proveniente da quella che può considerarsi la peggior stagione di tutta la propria storia europea e nazionale, il Maccabi Tel Aviv rappresenta la tradizione assoluta del basket israeliano nonché una delle primissime realtà del basket continentale.

Fondato nel 1932, ha sempre sposato la strategia di una forte identità nazionale data dalla presenza dei migliori giocatori del paese, affiancati ad una serie di talenti che hanno fatto la storia del gioco.

Il rapporto privilegiato con la NBA ed in special modo con l’ex Commissioner David Stern, di cui si ricorda un semplice monito ad alcune franchigie che pressavano un giocatore gialloblu  ( “Lasciate stare i giocatori del Maccabi” ) che spiega tutto, nonché la certezza di presentarsi come un vero e proprio National Israeli Team, hanno fatto sì che dalle parti di Yad Elihau potessero  sbarcare e soggiornare con continuità protagonisti di livello assoluto.

Sull’argomento dell’essere la “squadra del paese” ci ha splendidamente ragguagliato una delle leggende locali, David Blu, in occasione dello Euroclassic newyorchese dello scorso autunno con Milano : “All’estero tutti con maglia gialla a tifare Maccabi come dei forsennati, poi quando si gioca il campionato israeliano il Maccabi è odiato in un modo che non potete nemmeno immaginare”.

Quello che è stato negli anni un vero e proprio dominio assoluto in patria, dove 51 titoli  e 43 coppe nazionali tra il 1954 ed il 2014 ci dicono tutto, è stato interrotto soltanto negli ultimi due anni, che hanno portato solo due coppe.

Ma la dimensione del Maccabi è sempre stata quella europea ed i trionfi in Coppa Campioni del 1977 e del 1981, insieme alle finali del 1982, 1987, 1988 e 1989, due delle quali contro la Milano della doppietta tra Losanna e Gand, furono solo l’antipasto di quello che accadrà con il nuovo formato di Eurolega in vigore dal 2001-02, dopo l’anomala stagione 2001 in cui i gialloblu israeliani vinsero il titolo di SuproLeague nell’anno della scissione.

Di quei meravigliosi anni ’80 resta indimenticabile una scena di cui fummo fortunati spettatori davanti allo spogliatoio di Milano nel mercato  di Gand adattato a palcoscenico delle finali 1988: “repeat” biancorosso ed un Miki Berkowitz che viene a rendere onore ai milanesi abbracciando a lungo Dino Meneghin in quel modo in cui solo gli immortali dello sport sanno omaggiare i vincitori.

In precedenza gli anni ’90 furono forieri di poche soddisfazioni, con un triennio da soli ottavi di finale prima della finale del 2000.

214-119 è il record generale, una sola volta (2016) fermi alla stagione regolare, due volte arrestatisi in TOP 16,  4 partecipazioni ai Playoff, una semifinale, 3 sconfitte in finale e 3 titoli: tra il 2002 ed il 2016 Tel Aviv è stata “powerhouse” totale in Eurolega.

L’eredità di campionissimi quali Miki Berkowitz, Doron Jamchy e Motti Aroesti è stata raccolta in epoche più recenti da Nikola Vujcic, David Blu, Sarunas Jasikevicius ed  Anthony Parker, anche se forse chi rimane scolpito nella memoria di ogni tifoso Maccabi è quel Derrick Sharp del “miracle three pointer” contro lo Zalgiris nel 2004 per  la sopravvivenza in TOP 16 e viatico al trionfo nelle Final Four casalinghe, quelle del massacro ai danni della F bolognese.

Back-to-back nel 2005 in modo altrettanto dominante a Mosca: Tau e Pana le vittime sacrificali.

Iniziò allora un triennio in cui il nome CSKA rimbombò in modo altisonante e poco simpatico nella testa dei gialloblu: finale 2006, Playoff 2007 e finale 2008 furono appannaggio sovietico.

Ritorno alle F4 nel 2011 con sconfitta col Panathinaikos in finale, avversario insuperabile anche la stagione seguente nei Playoff in una serie che resta definita “for the ages” dallo stesso sito ufficiale di Eurolega.

David Blatt divenne il coach della storia, degno erede di quel Pini Gershon padrone della panca per anni e protagonista del doble 2004-2005, con il trionfo al Forum nel 2014, dopo una Final Four indimenticabile, giocata praticamente “in casa” se è vero che le macchie gialle dell’impianto di Assago non conobbero discontinuità, ma soprattutto dopo diversi drammatici successi che portarono a quelle finali, tra i quali i tifosi milanesi difficilmente ricorderanno quel maledetto ultimo minuto di gara 1 di Playoff.

Il Fenerbahce si rivelò troppo nei Playoff 2015, dopo un 16-8 tra stagione regolare e TOP 16.

I mancati titoli nazionali delle ultime due stagioni sono una vera rarità accaduta per la prima volta in 50 anni: difficile che la cosa possa ripetersi visti gli sforzi messi in atto dalla dirigenza per ricostruire dalle macerie di un 2016 troppo sotto tono.

 

Coach Edelstein (libero)

Contratto Landesberg (g/f), Mekel (p), Segev (f), Pnini (f), Ohayon (p), Smith (f), Yivzori (g),

Cessioni Mbakwe (c-Malaga), Randle (f), Rochestie (g), Hendrix (f-Malaga), Bender (f-Suns)

Acquisti Goudelock (g-Rockets), Rudd (f-Nizhny), Seeley (g-Gran Canaria), Weems (f-76ers), Alexander (f-Sassari), Miller (f-Stella Rossa), Zirbes (c-Stella Rossa), Iverson (c-Pinar)

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