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Storia

Euroleague story – Breve riepilogo dal 2000 ai giorni nostri

L’Eurolega come la conosciamo oggi ha un storia assai contrastata, che non fa altro che confermare le mille polemiche degli ultimi mesi, con le inevitabili ombre sul futuro.

Il secolo si aprì nel segno di Zelimir Obradovic e del suo Panathinaikos in cui brillarono le stelle di Dejan Bodiroga e Ferdinando Gentile, in una squadra in cui l’impronta italiana era forte, se è vero che restano vivi i ricordi degli incroci con il nostro basket di personaggi quali Johnny Rogers, Antonis Fotsis e Zeljko Rebraca tra gli altri.

La scissione del 2000 tra ULEB e FIBA diede vita all’unicità del “doppio campione”, il Maccabi fedele alla FIBA (pochi) e la Kinder Bologna che scelse di aderire alla manifestazione dei club ULEB, non a caso in un primo passo di matrice italiana anche nel livello di comando.

Erano anni in cui la nostra pallacanestro la faceva da padrone, e quella squadra di Ettore Messina fu senza mezzi termini tra migliori le della storia del gioco europeo, in ogni caso di pari livello con la Varese degli anni ’70 (dieci finali in fila), la Milano degli anni ’80 (due titoli consecutivi), alcune edizioni del duo greco Pana-Oly ed il CSKA di fine prima decade del secolo.

A memoria d’uomo è difficile ricordare un concentrato di talento e di guida tecnica quale quello rappresentato, nella stagione fantastica del 2001, da Ginobili, Abbio, Bonora, Ambrassa, Frosini, David Andersen, Riguadeau, Griffith, Smodis e Jaric agli ordini di coach Messina.

L’asfaltata dei cugini della “F” in semifinale, ed il successo per 3-2 col Tau Ceramica in finale, mandarono quella squadra nelle leggenda del gioco. Il titolo del 1998 era bissato.

Le squadre greche cominciarono verso al fine del secolo ad emergere come potenze dominanti e la dimostrazione si ebbe subito dopo il successo bolognese.

La Final Four organizzata al PalaMalaguti pareva apparecchiare il tavolo per il bis delle «V nere», ma Bodiroga ed Obradovic non furono esattamente d’accordo. 27 punti di un Manu Ginobili ormai pronto per il salto in NBA non bastarono ad arginare la rimonta dei verdi, sotto di 14 punti dopo un secondo quarto tutto bolognese che segnò il 48-40 dell’intervallo. I 22 punti di Kutluay unitamente al dominio sotto le plance di Papadopoulos diedero ad Obradovic quell’immortalità cestistica le cui pagine si stanno scrivendo ancora oggi. Da non dimenticare la presenza di Treviso in semifinale, a testimonianza di quanto si è detto sul valore del basket italiano di allora.

20 anni dopo la prima delusione europea subita dal Bancoroma di Bianchini, e dopo le tremende finali con la Jugoplastika e con le big greche negli anni ’90, fu il Barcellona a levarsi la scimmia dalla spalla nella F4 casalinga del 2003.

Ancora Treviso presente, guidata da un Bulleri autore dei sette punti decisivi in semifinale contro Siena, alla ricerca del sogno a dieci anni dalla delusione patita con il Limoges nel 1993 in quel 59-55 in cui dominarono le mille soluzioni difensive di Maljkovic: Terry Teagle non era Del Negro, Kukoc e Rusconi non bastarono. Ancora Messina: l’olimpo dei coach di Eurolega iniziò ad annoverare un nuovo abitante. Da ricordare che quello fu  l’anno in cui le squadre slave vennero escluse causa sanguinoso conflitto nei Balcani.

2004 FINAL FOUR TEL AVIV – MACCABI DOMINANTE

Il 2004 ci regalò una delle più belle sfide tra squadre italiane in Europa. A Yad Elihau una grandissima Skipper Bologna guidata da Jasmin Repesa prevalse sulla Siena di Recalcati 103-102 con un stratosferico Carlos Delfino da 27 punti con 5/7 dall’arco nonostante il dominio senese a rimbalzo. Bootsy Thornton con 26 punti, ma soprattutto Michaelis Kakiouzis con la bomba che portò tutti all’overtime furono eroici per la città del Palio, ma tutto ciò non fu sufficiente contro una Fortitudo il cui spirito si riassunse  nelle parole di Milos Vujanic «Me ne frego di cosa dicono di noi, abbiamo dimostrato chi siamo». Anthony Parker e Sarunas Jasikevicius non fecero sconti in finale e fu massacro, 118-74. Il Maccabi di quell’anno può a ragione essere considerato uno dei migliori di sempre, se è vero che accompagnarono i due suddetti altri campioni del calibro di David Blu, Maceo Baston e Nikola Vujicic.

A Mosca l’anno seguente i campioni israeliani completarono il bis, sconfiggendo il Panathinaikos in semifinale ed il Tau in finale in modo abbastanza netto.

2006 FINAL FOUR PRAGA – FINALMENTE CSKA

35 anni dopo l’Armata Rossa trionfatrice su Varese, riecco Mosca sul tetto d’Europa.

La Saszka Arena di Praga fu teatro di un thriller cestistico tra i più indimenticabili ed incoronò Theo Papaloukas MVP grazie ai 18 punti e 7 assist che guidarono un CSKA che arrivava da quattro Final Four consecutive senza successi. Mosca eguagliò Varese e gli sconfitti israeliani tra i vincitori del trofeo per almeno cinque edizioni. Langdon e Smodis diedero il là al finale moscovita e furono decisivi per contrastare il dominio Maccabi a rimbalzo, con Maceo Baston da 15. Fondamentale il lavoro difensivo organizzato da Ettore Messina su Anthony Parker, limitato a 10 punti e soli 9 tiri senza alcun viaggio in lunetta. Le contrastanti immagini che attestarono le emozioni del coach italiano a fine gara diedero un ulteriore dimensione dell’uomo che fu premiato con il titolo di “Aleksander Gomelski Coach of the Year” che bisserà due anni dopo.

A detta di molti la finale che seguì nel 2007 ad Atene tra i padroni di casa del Panathinaikos e il Cska fu la miglior partita della storia, un 93-91 chiuso dai liberi di Vujanic che vide brillare la stella di Dimitris Diamantidis come MVP delle finali, al cospetto dell’MVP stagionale Papaloukas in un duello epocale. Il “diamante” successe così al “papa”, ed iniziò quello che sarà un vero e proprio dominio nella manifestazione continentale a partire dalla sua metà campo, dove ad oggi è il più grande di tutti i tempi: la palestra di Kastoria poteva cominciare il processo di cambiamento del proprio nome.

2008 FINAL FOUR MADRID – LA LEGGENDA DI ETTORE MESSINA

Ancora una volta mille emozioni a coinvolgere quello che con Cesare Rubini e Sandro Gamba è il miglior allenatore italiano di sempre. Da mesi si parlava del suo contratto, le voci si rincorrevano e si intensificava la teoria che voleva Ettore lontano da Mosca. La dirigenza CSKA attese le decisioni del coach in modo che lo stesso Messina definì: «Un grande onore». Il rinnovo arrivò prima della gara, ma fu decisione dello stesso coach non comunicare nulla ai giocatori in quello che lui ritenne: «Un eventuale grande stimolo per il Maccabi». La finale fu preceduta dalle celebrazioni per i 50 anni della competizione.

Le alternanze di quintetti del Maccabi del diabolico Zvi Sherf, con un efficacissimo small ball, non furono sufficienti contro una squadra che il coach israeliano definì: «La stessa dello scorso anno, ma migliorata in diverse posizioni. Stessa efficacia difensiva, stessa organizzazione offensiva». La mitica “motion offense” di stampo messiniano entrò di diritto nel ristretto gruppo delle organizzazioni offensive migliori di sempre. «We played sharing the ball without jealousy and playing defense together» (Messina): ricetta semplice a dirsi, efficace se guidata nel modo migliore. Langdon, Siskauskas, JR Holden, Papaloukas, Khryapa: il tavolo fu apparecchiato per chiarire a tutti che di lì in poi i conti per vincere l’Eurolega si sarebbero dovuti fare con Mosca.

Nel 2009 a Berlino  i 18 punti nel solo quarto finale di Siskauskas diedero allo CSKA la finale ai danni del Barça, nonostante il vantaggio blaugrana in doppia cifra all’inizio. Viktor Khryapa iniziava a dare corpo alla sua epopea moscovita: 9 punti, 10 rimbalzi e 3 recuperi. I 24 dell’ex David Andersen non bastarono. Memorabile l’altra semifinale tutta ateniese. 84-82 con errore finale di Bourousis, e verdi in trionfo guidati da quel Sarunas Jasikevicius che confermava il suo status di giocatore dominante ai massimi livelli.

Pana-CSKA, ovvero Obradovic contro Messina, per il domino tra dominatori. 73-71, Spanoulis MVP in verde e tripla allo scadere di Siskauskas per la vittoria che rimane sul ferro, dopo una rimonta incredibile dal 48-28 Pana di metà partita. Settima Coppa per Obradovic. Un backcourt con Spanoulis, Diamantidis e Jasikevicius è l’eredità più grande che queste finali ci lasciarono.

Un altro sortilegio, dopo quello moscovita sconfitto del 2006 venne messo a tacere dal Barcellona nel 2010 a Parigi Bercy in una finale dominata 86-68 sull’Olympiacos. I 21 punti di Navarro, unico reduce del Barça vincente nel 2003, gli garantirono il titolo di MVP. Nulla potè lo sfolgorante talento di Linas Kleiza.

2011 FINAL FOUR BARCELLONA : IL DOMINIO DI OBRADOVIC E DIAMANTIDIS 

Che il Panathinaikos non avesse intenzione di fare sconti ad alcuno lo si capì nei Playoff, quando i verdi ateniesi sconfissero il Barça per il quale la tavola pareva apparecchiata per un bis in una Final Four casalinga. Siena non fu avversario in grado di creare difficoltà ad un Pana contro il quale, per ammissione dello stesso Pianigiani «Devi segnare non solo da tre punti ma anche dei tiri semplici» e la finale con il Maccabi arrivò in modo sufficientemente tranquillo. «La pallacanestro non è Hollywood e non tutte le storie hanno il lieto fine. Congratulazioni, sono meritatamente campioni»: coach Blatt al solito chiaro, diretto e signorile sulla finale persa contro Obradovic. «Dedico la vittoria a Jose Maria Izquierdo, il mio vecchio assistente a Badalona, impossibilitato a venire a causa della perdita del padre» le parole di un emozionato Obradovic. «Non andrò mai In NBA perché sto bene qui dal Panathinaikos e tutto quello che voglio nella mia vita è in Europa»: tanti da allora iniziarono a pensarla come Obra.

MVP ancora una volta Dimitri Diamantidis. La leadership del duo ateniese cominciava ad essere leggendaria, se vogliamo molto simile alla sintonia che portò ai trionfi milanesi il duo Peterson-D’Antoni. Una difesa senza precedenti, la capacità di salire di livello quando contava di più, il saper giocare lineare ed allo stesso tempo duro e sporco quando serviva: la sintonia tra un coach ed un giocatore raggiunse l’apice assoluto e continuò negli anni fino a portare alla famosa dichiarazione del coach sul suo giocatore: «Ci sono campioni, grandi campioni e poi c’è Diamantidis».

2012 FINAL FOUR ISTANBUL: OLYMPIACOS E CSKA, LA STORIA INFINITA

La difesa moscovita impedì al Pana perfino di provare l’ultimo tiro ed il 66-64 mandò lo CSKA all’ennesimo atto conclusivo. I 21punti e 6 assist di Spanoulis furono troppo per il Barça, e coach Ivkovic potè prepararsi alla sfida che diventerà il più grande «dramma» della storia recente dell’Eurolega. Printezis aggiunse una prova da 14 punti : la coppia Vassilis-Georgios cominciò ad essere quella degli “dei greci” proprio in quei giorni. “Losing effort” da 18 per Navarro.

“A game for the ages”. Oltre oceano si dice così e può bastare. Sotto 53-34 a due minuti dalla fine del terzo quarto, con solo tre giocatori a referto fino a quel momento, l’Olympiakos non mollò mai: un libero di Sloukas, un contropiede di Printezis ed una tripla di Mantzaris diedero ai reds il meno 13 prima dell’ultimo quarto. Ancora una tripla, stavolta di Sloukas, ed un layup di Printezis portarono il risultato sul 53-45 Cska. Sei minuti senza canestri per i russi, un’altra tripla ed ecco il meno 5: il dramma era solo all’inizio. Furia Oly, paura CSKA: 60-58 ad un minuto dalla fine. Dopo la tripla mancata da Teodosic, Vorontsevich stoppò il tiro del pareggio di Printezis: Teodosic in lunetta a 19 secondi dal termine ma fu solo 1 su 2 e più tre Mosca. Papanikolaou in lunetta e meno 1 Oly: fallo immediato e Siskauskas che incredibilmente fece virgola ai liberi, palla reds.

0,7 secondi e quello che diventò il “tiro alla Printezis” diventò leggenda in questo istante: una mano, chiamatelo floater o come volete, tutt’ora è il più grande tiro della storia europea. «L’ultimo tiro non ha vinto la partita, l’abbiamo vinta nei 40 minuti». Sì, certo Georgios. Per coach Kazlauskas solo rimpianti e parole se vogliamo dure per Teodosic, l’esatto contrario della leadership sottolineata ripetutamente da Ivkovic riguardo Spanoulis. Fu solo l’inizio..

L’edizione 2013 di Londra ci disse che l’Olympiakos era semplicemente più forte dello CSKA e che la maledizione europea per i moscoviti assumeva proporzioni sempre maggiori. Il ritorno di Messina non bastò ed i 5 punti con 1/9 al tiro di Milos Teodosic incrementarono e diedero forza alle teorie che parlavano di un talento assoluto che si raffreddava troppo nei momenti decisivi. Sull’argomento ci paiono importantissime le parole ascoltate qualche anno dopo da Coach Peterson : «Milos è un grandissimo, ha talento, passaggio, tiro e mille cose più degli altri. Fa e vede giochi che altri nemmeno immaginano, ma io vorrei parlare con lui e dirgli che nei primi tre quarti va tutto bene, ma nell’ultimo io voglio ‘Milos Rag. Teodosic’ alla sola ricerca della soluzione più semplice». Il 69-52 greco in semifinale fece il pari col successo blancos nel clasico spagnolo: Oly-Real per il titolo.

La splendida O2 Arena fu teatro dell’ennesima rimonta degli uomini del Pireo, sotto di 17 nel primo quarto. «Tutto dipende dalla volontà di Dio, ma Dio e la fortuna stanno dalla parte di chi ci prova fino in fondo»: coach Bartzokas la disse così e Vassilis Spanoulis bissò l’MVP stagionale con quello delle Final 4. Il sistema Olympiakos dimostrò, e lo farà ancora negli anni a seguire, che un gruppo di giocatori granitico, possibilmente della stessa nazione, costruito negli anni, è la base di ogni successo, in netta controtendenza con le frenesie di mercato degli ultimi anni. Lo stesso Real Madrid lo confermerà poco tempo dopo.

2014 FINAL FOUR MILANO: DAVID BLATT

Il Forum non è certamente arena paragonabile a quelle in cui si disputarono le Final Four precedenti, ma lo splendido lavoro della dirigenza milanese e del Gruppo Armani per il basket fece sì che Bertomeu assegnasse all’ormai vetusto impianto meneghino l’evento principe della stagione.

Per Milano non fu l’unico onore stagionale, poiché la squadra di Luca Banchi, guidata da un Keith Langford a tratti inarrestabile e da un sistema difensivo che fece crollare qualunque avversario (stabilendo quello che probabilmente è il record di infrazioni di 24 secondi inflitte agli avversari), se la giocò fino alla fine: l’antisportivo di Melli ed  i liberi di Langford stesso non possono però cancellare le mitiche prove del Forum contro Olympiakos, Barcellona ed Efes piuttosto che la vittoria al Pireo, ad oggi la più grande partita dell’Olimpia nel nuovo millennio. David Blatt è coach vero e lo dimostrò portando al successo una squadra buona ma non certo al livello di talento delle avversarie incontrate e battute a Milano.

La semifinale contro lo CSKA disse una volta di più che il problema europeo era nella testa più che nella tecnica dei moscoviti: gli errori degli ultimi minuti fecero il pari con l’ennesimo vantaggio di 15 punti gettato alle ortiche. Asfaltata blancos sui resti del Barça e Florentino Peres che corse a Milano nella speranza di alzare quella coppa che anche nel calcio iniziava a diventare “complicata” nonostante investimenti impareggiabili.

Tyrece Rice mise 21 dei suoi 26 tra ultimo quarto ed overtime (prima finale con OT in 45 anni) e si portò a casa Eurolega ed MVP delle finali: non consolò Sergio Rodriguez l’MVP stagionale. Il sistema di gioco di David Blatt incantò tutta l’Europa e le porte dell’NBA si stavano aprendo per lui.
Fu solo questione di tempo per la Casa Blanca e fu forse ancor più bello perché nel 2015 si giocò a Madrid. La semifinale fu tutto sommato semplice perché nonostante Obradovic, il Fenerbahce non parve avere ancora le caratteristiche necessarie a competere a questo livello: 96-87 Real e finale in ghiaccio. Dall’altra parte del tabellone riecco Olympiacos e CSKA e riecco il dramma moscovita.

Più nove russo a quattro minuti dal termine con uno Spanoulis da 0/11 fino a quel momento. Tabellino finale dell’ormai “dio greco” Vassilis? 13 punti, 3 assist e 3 recuperi! Con tiro decisivo in faccia a Nando De Colo. Printezis da 14+8: l’avevamo già vista, purtroppo al pari di un Teodosic da 8 punti con 2/9 e 6 perse sanguinose. 70-68 Olympiacos e Mosca nel dramma più totale.

Dopo vent’anni fu quindi Real, che non ebbe troppi problemi a sconfiggere gli dei greci, logorati  dallo sforzo per l’ennesima rimonta in semifinale, dall’età e da un talento inferiore come squadra ai madrileni, guidati da Andres Nocioni in versione NBA, giustamente MVP delle finali. Othello Hunter e Bryant Dunston si dimostrarono troppo poco in termini di minaccia  per la difesa Real ed andarono sotto di brutto ai rimbalzi (40-25) laddove avrebbero dovuto dominare.

2016 FINAL FOUR BERLINO: MILOS TEODOSIC

Contro l’avversario più duro, sconfiggendo i fantasmi degli anni recenti che si ripresentarono nel modo più drammatico sotto forma di ennesimo vantaggio in doppia cifra svanito, contro il coach più imbattibile della storia della competizione, a Berlino è arrivata la redenzione per Milos Teodosic.  Il Fenerbahce, forte dell’esperienza nella stagione precedente, si è presentato al meglio, dopo una stagione regolare dominata ed un Playoff in cui ha messo sotto senza mezzi termini i campioni del Real.

La semifinale con il Laboral è stata complicata, forse più dall’effetto e dalle tensioni delle F4 che tecnicamente, tuttavia non si può non sottolineare la partita e la stagione di quel Bourousis troppo presto dimenticato da tutti, mancato MVP solo per la presenza di un extraterrestre di nome Nando De Colo. I moscoviti hanno avuto ragione dell’ottimo Kuban di Bartzokas, da cui più di così non si poteva attendere, dopo il magico Playoff contro il Barcellona.

CSKA-Fenerbahce è stata una delle finali più belle di sempre, 101-96 ai supplementari dopo che la scimmia sulla spalla russa si era manifestata ancora una volta con il vantaggio di 21 punti nel terzo quarto regolarmente svanito. L’overtime da MVP di Nando De Colo ha detto finalmente CSKA ma ciò che resta indelebilmente scritto nella storia è la prova di Milos “Rag.” Teodosic: 34 minuti, 19 punti, 1/1 da due, 3/6 da tre, 5 rimbalzi, 7 assist, 2 recuperi, 7 falli subiti e solo 2 perse. «Questo successo che realizzerò solo nei prossimi giorni mi ripaga di tutte le pessime parole su di me in questi anni. Finora queste partite incredibili le avevo solo perse» le parole di Milos.

«Voglio congratularmi col mio fratellino Itoudis. Quest’esperienza ci servirà». Il complimento di Obradovic è la palla a due dell’Eurolega 2016-17: non crediamo possa esistere uno spettacolo più grande.

Alberto Marzagalia

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