13 anni dopo. Il desiderio del Pana e la vulnerabilità degli invincibili

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Il Pana è campione di Eurolega!

13 anni dopo l’ultima volta, il Pana squarcia il cielo dell’Euroleague. Ergin Ataman completa il suo ennesimo capolavoro e alza al cielo la coppa in una gara dal copione incredibile.

Il verde che colorerà gli incubi del Real ha l’aspetto di un clamoroso 95-80.

Pana champions - Eurodevotion

Pick and roll e magia blanca

Le squadre sparigliano subito le carte dall’arco. N’Diaye e Grant, entrambi battezzati dalle opposte difese, frustano la retina con determinazione. Il messaggio è chiaro: nessuna timidezza.

La gara si mostra presto ruggente, i ritmi sono sostenuti e tutto il talento dilagante in campo sembra non vedere l’ora di mettersi in mostra. Nel mentre, il Real inizia a mostrare tutto lo sfarzo della sua carrozzeria tecnica.

Se anche dopo poco più di 3′ la squadra di Mateo si trova con Tavares limitato dai falli, prima cavalca il mismatch Musa-Nunn, utilizzando il bosniaco come ariete. Musa assalta il ferro a ripetizione.

Anche schierando l’ottimo Poirier, l’attacco del Real è sublime nel cavalcare il suo pick and roll, gestito da interpreti di élite e circondato da un apparato a contorno capace di muoversi, di posizionarsi e di finalizzare come pochi. Il Pana è privo di risposte difensive.

Il Real spadroneggia e uno slalomeggiante Chacho dà il là al + 10 sul finale di quarto, infliggendo al Pana il peggior primo quarto difensivo dell’intera stagione europea. Il Real chiude il quarto con in campo il quartetto Rodriguez-Llull-Causeur-Fernandez – dall’1 al 4 – e pare in conclamata veste di condottiero della gara per la capacità che ha di dettare ritmi e soluzioni.

Un lento risalire

La stagione del Real ha viaggiato a lungo senza grandi imprevisti. E così anche questa finale sembrava fluire.

Troppo più forti, troppo più numerosi, troppo più consapevoli, troppo più esperti. Rudy nel cuore del secondo fa due giocate enciclopediche, di livello sublime, per propiziare il massimo vantaggio madrileno (+14). Un recupero e una visione per pescare Causeur sotto canestro che rappresentano forse il picco della parabola madrilena.

Il Pana continua a cercare pigramente Sloukas, che non si tira indietro, ma singolarmente non riesce a interrompere più di tanto l’inerzia avversaria. Qualche primo freno difensivo sugli esterni madrileni, però, inizia a incartare il Real. L’appoggio dell’attacco Pana a Lessort sotto canestro, porta poi una scossa improvvisa.

Il francese segnerà 9 punti nel quarto, dimostrandosi il vero e proprio chiavistello tattico della gara. Il suo contributo è il primo mattoncino offensivo su cui il Pana ha iniziato a costruire la sua grande reazione. Da lì, la squadra di Ataman comincia a collezionare vittorie tattiche.

Le piccole vittorie diventano un 12-2. Poi, Grant e Vildoza scudisciano dall’arco poesia cestistica e istigano il popolo greens. Il Real ritorna e piega di nuovo gli ospiti, ricacciandoli indietro: Campazzo è tonante a 20” dall’intervallo e fa comprendere che la casa blanca non abdica a sé stessa.

L’inesorabile avanzata delle armate verdi prosegue in una partita che si intorbidisce, nei corridoi tortuosi dei vicoli berlinesi. La tripla di Kendrick Nunn nel cuore del terzo quarto fa ballare il tifo greco e segna la prima grande svolta del match a tinte elleniche. Il Pana è avanti. 58-56.

La gara si impoverisce di mirabolanti luccichii e si riempie di durezza. I terzi 10′ sono un 15-7 a favore del Pana con larghi tratti di secche offensive da ambo le parti. Ma soprattutto dal lato del Real, che è contrito nei volti e irrequieto negli animi.

La zona 2-3 e il grande desiderio

Il Real non ha più nessun tipo di punto di riferimento offensivo, mentre il Panathinaikos coltiva il vantaggio acquisito all’alba dell’ultimo quarto. Tavares è di nuovo in campo e Ataman lo espone grazie a Mitoglou: i greci lo stanano, lo costringono a uscire e poi colpiscono, sferzanti. Ridicolizzano il colosso, metafora del momento della gara e trovano il più letale affondo al cuore della difesa madrilena.

Mateo prova a tamponare l’emergenza e schiera una zona 2-3. Gli attacchi del Pana diventano cervellotici e implicano soluzioni individuali e difficoltose. Sembra l’inizio di una piccola svolta.

Llull – l’eroe guevarista di un anno fa – prende in mano i suoi, prova a interpretare la transizione dalla buona difesa per rimettere in piedi la partita.

La zona preserva Tavares e costringe il Panathinaikos a chiedersi davvero cosa vuole fare di sè stesso. Il momento in cui l’incoscienza non basta per sognare, ma serve maturità e determinazione arriva impietoso.

Ma il contrario della paura non è il coraggio, è il desiderio. Solo chi desidera profondamente può sconfiggere la paura. Solo chi desidera profondamente può cancellare uno dei primi quarti più pesanti da affrontare che potesse aver davanti, solo chi desidera profondamente è in grado di fare cose inimmaginabili.

Sloukas toglie il peso dalle spalle dei suoi con una tripla olimpica. E poi lo fa di nuovo.

Personifica il desiderio di una squadra, di un popolo, di una falange oplitica. Buca e stravolge l’ultimo baluardo degli ex invincibili, ormai inermi. E gli invincibili che si scoprono improvvisamente vulnerabili, di solito non hanno che l’abisso dell’incertezza in cui specchiarsi.

Campazzo viene espluso per cinque falli, simbolo del nervosismo di cui sono rimasti preda i madrileni, e Mitoglou scocca il dardo della discordia che ufficializza il dilagare ubiquo dell’ondata verde. Ataman sta già scuotendo le mani al cielo.

Il dio greco del desiderio non è altro che Eros, quindi, semplicemente, amore. L’amore di un insieme speciale di giocatori, di un allenatore, di un popolo intero. La vittoria di oggi è frutto in sintesi di una ricerca implacabile di completamento.

L’amore a volte è anche mancanza. E in questo caso il vuoto con cui china il capo il Real, protagonista di una delle stagioni più incredibili di sempre e del finale più amaro.

Ma quella del Pana è stata tensione verso la vittoria che unisce tantissime parabole diverse in una sola, l’esponenziale curva ascesa ai cieli notturni della Uber Arena di Berlino: dopo 13 anni, il Panathinaikos è di nuovo la squadra più grande d’Europa.

Photo credit: euroleague.net

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