Banchi, la sua è creatività all’italiana. Messina in cerca di difesa e semplicità

Jean Claude Mariani
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Le parole di Banchi e Messina dopo il derby d’Italia europeo

Gradevole serata di basket quella di ieri alla Virtus Segafredo Arena, che ha visto l’ennesimo scontro tra le due regine della pallacanestro italica. E che ci ha detto in fondo poco più di quello che sapevamo già: Bologna è una squadra che più tosta non si può e Milano ha dei difetti evidenti, ripetitivi e irrisolti.

I due coach hanno quindi commentato il momento e la prestazione delle rispettive squadre.

Per Ettore Messina è un eterno dejavù. La sua analisi della gara infatti ruota in gran parte attorno alle incertezze difensive e offensive dei suoi nel momento più importante della contesa.

Ogni volta che abbiamo costruito un vantaggio, lo abbiamo sprecato. È la sesta/settima partita che perdiamo nell’ultimo quarto, sempre nello stesso modo. Nell’ultimo quarto devi difendere come un pazzo e prendere buone decisioni in attacco. Sfortunatamente è qualcosa che non stiamo facendo e l’unica cosa che possiamo fare è continuare lavorare e allenarci.

“Nell’ultimo quarto arriviamo con un certo tipo di inerzia, purtroppo lì devi difendere con un certo tipo di consistenza e noi abbiamo subito di tutto, soprattutto da Lundberg. E in attacco devi fare delle cose semplici con continuità. Invece noi non abbiamo preso qualche decisione non buona e abbiamo preso canestro in tutte le maniere.”

Insomma, serve semplicità e linearità nelle scelte offensive quando il gioco si fa duro (ma anche quando le acque son più calme) e una difesa che sappia stringersi quando è opportuno. Entrambi i vulnus richiedono però soluzioni interne oggi difficili da immaginare.

Sembrano problemi strutturali, quando mancano play efficaci, quando il roster ti obbliga a quintetti con vari atleti difensivamente vulnerabili e, per giunta, sembra esserci poca unità di intenti e fiducia tra compagni. Servirebbe forse un pizzo di creatività in più dalla panchina, che in questo contesto così grigio e funesto sembra davvero la possibilità di salvezza più indicata.

Quando è il turno di Luca Banchi, il coach toscano raccoglie elogi per la sua creatura e per le risorse che ha saputo attivare di questa Virtus, in grado di vincere la sesta partita delle prime otto di questa Euroleague.

Un plauso speciale è arrivato però da Messina, che ha ringraziato Banchi per la signorilità dimostrata a inizio gara. Il tecnico delle Vunere ha speso parole di sincera ammirazione per l’omologo milanese, che ha accompagnato nell’ingresso in campo, e gli ha riconosciuto un valore importante in quanto tra i suoi grandi riferimenti nella gloriosa storia della società che è chiamato a guidare.

Quindi Banchi ha raccontato i segreti della vittoria conquistata.

Il comune senso d’urgenza si è trasformato in sacrificio, nel fare cose sulla carta che non sembravano possibili. Eravamo in gap fisico sulla maggior parte degli accoppiamenti difensivi. Abbiamo cercato di supplire con l’aggressività, lo abbiamo fatto molto bene nel secondo periodo nei dettagli, come la pressione sulla palla e l’aggressività offensiva, aprendo il campo.”

“È stata importante la precisione di Abi, ma al tempo stesso le iniziative dei piccoli, che sono riusciti a penetrare la difesa di Milano con continuità, che in quel momento sembrava un fortino inespugnabile.”

Le iniziative dei piccoli sono forse la più grande voragine che c’è stata con la truppa di Messina, hanno reso evidente un gap in termini di creazione di gioco e fantasia. Fantasia che è la stessa che Banchi si è riconosciuto come merito nel dare forma all’assetto bolognese sperimentale che ha vinto la partita.

Banchi gioisce dopo aver battuto Milano - Eurodevotion

Non è scienza, non è conoscenza, è creatività. Credo sia nell’arte di ogni allenatore, in particolare degli allenatori italiani. Questo è uno sport che si gioca anche molto sotto il profilo emotivo, emozionale e non mi prendo dei meriti che non ho. Giochi contro Milano, in casa, con questa cornice di pubblico, è l’avversaria designata, campione in carica del campionato italiano, la squadra tra le più accreditate ai playoff e alle Final Four di Euroleague… Non ti serve spingere nessun tasto che non sia quello di tenere la squadra insieme, unita e dare ai giocatori la fiducia che noi avessimo le risorse per competere. Si tratta di canalizzare il loro sforzo, il loro impegno.”

Così, il coach è stato stuzzicato su uno sguardo al futuro della stagione, dato questo inizio così positivo.

“Non guardo al record, sono molto orgoglioso delle sei vittorie e so che non ce ne è una più importante. So quanto sia difficile ottenere la prossima. Non mi sorprenderei se incappassimo in una serie di sconfitte, che non cambierebbero il mio giudizio su una squadra che è ancora in un processo di conoscenza reciproca.”

Infine, un paio di spunti sui singoli. Lundberg, il reietto redivivo e Shengelia, il tuttofare del reparto lunghi. Con anche una nota sul dispiacere per l’assetto che sarà obbligato dagli infortuni ad adottare.

“Anche Iffe, che sta vivendo un periodo particolare della sua carriera cestistica, sa di avere una specificità che per noi è irrinunciabile. Quello che lui è in grado di fare, soprattutto come secondo portatore di palla, eleva la qualità del nostro gioco.”

Shengelia da 5 è una situazione particolare che non mi piace affatto. Comporta una sovraesposizione di Toko e snatura il nostro DNA come squadra. Perdere la sua presenza come secondo lungo, ci fa perdere consistenza nella protezione del ferro e dei rimbalzi. […] Puoi produrre una partita come questa ma non puoi avere la continuità con tante partite ravvicinate.

Photo credit: Olimpia Milano e Virtus Bologna Facebook

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