Olimpia, sicuri che sia tutta colpa di Messina?

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Olimpia Milano in una situazione decisamente inattesa ed imprevedibile dopo 5 sconfitte consecutive. Messina si assume le sue responsabilità ma puntare il dito solo verso il Coach pare operazione un po’ troppo semplice.

L’Olimpia Milano che stasera trova il Fenerbahçe nel Round 10 di Eurolega è esattamente l’opposto di tutto quanto ci saremmo immaginati.

Una squadra esperta, profonda, ricca di talento e di soluzioni potenziali vive un inizio di stagione decisamente disastroso iniziato con la sconfitta in Supercoppa e proseguito con un cammino europeo a dir poco negativo sia per risultati che per qualità di pallacanestro fornita. Ben poco significativo quanto accaduto in LBA, dove comunque è arrivata la sconfitta contro l’avversaria più significativa incontrata sinora, ovvero la Reyer Venezia.

Immaginarsi un momento del genere, come si diceva, era francamente difficile, tuttavia lo è ancor di più provare a comprenderne le ragioni.

L’Olimpia Milano è un fior di club che dal 2019 ha intrapreso un precorso di ristrutturazione rivoluzionando una società che aveva mostrato negli anni precedenti diverse falle, per usare un eufemismo.

L’approdo di Ettore Messina e di Christos Stavropoulos ha aggiunto ciò che mancava a livello sportivo-organizzativo riportando Milano sulla mappa europea che conta dopo quasi 30 anni. Una struttura di primo livello che fornisce ai propri tesserati ogni tipo di appoggio portandoli a vivere l’impegno agonistico richiesto sulla base di una “comfort zone” del tutto assicurata.

Ecco perchè la paura tanto menzionata di questi tempi che creerebbe l’incapacità di rendere secondo le proprie possibilità mi convince ben poco. Milano, si può aggiungere, vive di Inter e Milan e la vera pressione è sui giocatori di calcio, non certo su quelli di basket che vengono riconosciuti per strada dai soli appassionati o magari da chi li indica semplicemente per la statura.

Ed allora da dove deriva un momento culminato in una prestazione con l’Efes che proprio Messina ha definito «vergognosa, senza cuore ed “irrispettosa nei confronti di proprietà e tifosi»?

Milano gioca male, molto male. E’ un dato di fatto ed è confermato dalle statistiche che riguardano soprattutto l’attacco, mentre la stessa difesa è sempre valida ma molto meno efficace nei momenti chiave rispetto alle stagioni precedenti.

Nelle 5 gare perse in Eurolega i biancorossi hanno tirato 78/170 da due (45,8%) e 37/134 da tre (27,6%), andando in lunetta la miseria di 55 volte (38 a segno). Nel torneo chi tira più liberi è il Pana a quota 23,9 per gara, ottavo è il Baskonia con 18,1 tentativi e diciassettesimo il Barça fermo a 14,6. Gli 11 in media di Milano in queste cinque sconfitte diventano 12,7 se si prendono in esame anche le prime 4 gare, sempre lontanissimo da un numero che rappresenti una parvenza di accettabilità.

Inutile soffermarsi sulle percentuali dal campo, anche queste veramente disastrose. Qui vale solo sottolineare che se si togliesse il 12/16 da tre del tutto inusuale, se non addirittura da ritenersi oggi casuale, del primo tempo col Real si scenderebbe a 25/118, pari al 21,1% da quell’arco tanto amato quanto reso unica minaccia per le difese avversarie.

In estate si è cercato sul mercato qualcosa di cui non vi era grande traccia nel recente passato, ovvero la pericolosità interna. Ecco quindi Brandon Davies e poi Deshaun Thomas, maestro in quelle movenze che mancavano. Per aprire il campo è arrivato Johannes Voigtmann, che è tiratore notevole ma ben poco d’altro, a parte qualche buona tendenza al passaggio.

Guardie? Kevin Pangos, geniale allo Zenit come in passato a Kaunas, molto meno efficace a Barcellona anche per via di un importante stop fisico, poi Naz Mitrou-Long, splendido protagonista offensivo a Brescia, difensore di tecnica rivedibilissma e creatore vantaggi più per sé che per gli altri, e Billy Baron, tiratore letale soprattutto in certe situazioni di “emergenza offensiva” più che uomo da “piastrella”.

La tavola sembrava ai più apparecchiata per trovarci le migliori pietanze dell’era Messina. Squadra da Final 4? Sì. E se sei da F4 sei da titolo perchè quel weekend di maggio non è mai turismo per nessuno una volta che prendi il volo.

Personalmente non ho mai ritenuto Milano una squadra da titolo, o almeno ho preferito ai biancorossi almeno altre 4 rivali, ma le possibilità c’erano (e ci sono?) tutte.

Tutte le scelte estive sono state effettuate da Ettore Messina, tanto che sia lui che il GM Stavropoulos hanno ripetuto più volte che «sul mercato si è raggiunto ogni obiettivo prefissato».

E’ normale quindi che si debba ritenere il Coach/Presdiente responsabile per le scelte effettuate. Lo ha detto lui stesso ai giornalisti lituani, interrogato sul rendimento di Pangos e Davies: «Li ho portati qui io». Ed il discorso vale anche per gli altri, a partire da quel Voigtmann che pare totalmente disperso sia fisicamente che mentalmente.

Quindi nessun dubbio sulle responsabilità in questo caso, ma una sottolineatura va fatta e riguarda quel doppio ruolo che convince poco. E’ la soluzione migliore per un club? Non credo, pronto e felice di essere smentito nel caso. I motivi li vediamo tra poco.

Sono intervenuti gli infortuni, importanti soprattutto se perdi il tuo faro sui 28 metri, quello Shields che non è sostituibile per impatto globale, ma la qualità di pallacanestro sia emotiva che tecnica espressa non può essere questa, a prescindere da tutte le eventuali attenuanti.

I roster di Eurolega, spesso chilometrici come quello milanese, sono così proprio perchè si deve avere la forza di andare oltre queste sventure con una sorta di piano B. Ecco, il problema è che prima del B dovrebbe essere efficace quello A, mai visto sinora.

Mai visto perchè questa squadra dalla prima partita con l’Asvel all’infausta serata di martedì non ha mostrato alcun segno di crescita, anzi è peggiorata, fatta eccezione per una discreta prova a Belgrado.

Gli ormai abituali quarti in singola cifra, tanti, troppi, non permettono competitività a questo livello. Lo sa Messina, lo sappiamo e verifichiamo tutti.

Oggi Milano ha quattro nuovi arrivi di cui uno pare quasi accantonato (Thomas) e tre sembrano versioni sbiaditissime, a dir poco, di quanto eravamo abituati a vedere (Voigtmann, Pangos e Davies). Il quinto, Baron, è ai box, il sesto (Mitrou-Long) ci prova ma non può essere la guida in un’alta prospettiva di Eurolega. Luwawu-Cabarrot, gran bel giocatore che però viene da anni di gregariato NBA, esordisce in questa lega e lo fa in un momento complicatissimo: dura attendersi grandi cose nel breve, se non magari sporadiche.

Kyle Hines pare in grandissima difficoltà fisica e non ci sarebbe da stupirsi se dovessimo verificarne un calo progressivo dovuto agli anni: andrebbe preservato mentre oggi gli si chiede usura, anche più mentale che fisica.

Devon Hall è totalmente spaesato, un po’ per l’esperienza necessariamente vissuta fuori ruolo, un po’ perchè non è profilo ancora dotato di quella leadership che possa navigare in un mare così tempestoso.

Gigi Datome, praticamente sempre fermo per guai vari, completa il panorama di chi deve rendere l’Eurolega di Milano un cammino proficuo insieme a Nik Melli, unico cuore realmente pulsante di questa squadra, giocatore che però può andare in sofferenza nonostante le doti infinite se richiesto di sforzi disumani a coprire buchi di qua e di là.

Ovvio che il quadro, visto in questa maniera, sia disarmante, ma francamente sono discorsi che si sono fatti in passato anche per squadre che poi in primavera abbiamo ritrovato grandissime protagoniste. Quel che possiamo fare è analizzare l’oggi, con un occhio al domani senza farci attrarre da situazioni simili anche recenti (vedi Efes 2022 e 2021).

Detto che Ettore Messina ha responsabilità importanti, cosa che tra l’altro non ha mai negato, il dubbio che viene deriva da quanto accade con puntuale e disamante regolarità nello sport: tutta colpa dell’allenatore.

Evitando luoghi comuni del tipo “si deve cambiare l’allenatore perché mica puoi sostituire 10 giocatori”, in genere scorciatoia risibile di molti dirigenti, questo è il punto: chi valuta in Olimpia se il problema sia l’allenatore oppure altro? Il presidente? Non serve aggiungere altro per comprendere che il doppio ruolo crei qualche incertezza a riguardo.

Ma se Pangos gioca possessi convulsi senza un minimo di regolarità e cade in tranelli avversari veramente infantili, se Davies pare coinvolto molto meno del minimo sindacale nell’atmosfera di squadra, se Voigtmann passeggia spaurito per il campo siamo così sicuri che tutta la colpa sia di Ettore Messina? Ok, li ha scelti e qui l’errore nel caso è certamente suo, ma sarebbe corretto prendere in considerazione anche i valori individuali, non solo tecnici, degli atleti in questione.

Vogliamo dire che l’accantonamento di Thomas appare come decisione forse prematura del Coach? Vero, pare proprio così, soprattutto se vediamo il giocatore nel ruolo di 3, cosa che sa “anche” fare, essendo un 4 naturale ed atipico.

Vogliamo dire che Pangos ha bisogno di un rollante che Milano non ha e che a questo si poteva pensare in estate? Personalmente la penso così, soprattutto perchè la struttura fisica del play sloveno-canadese prevede alcune linee di passaggio e non altre, in un mondo dove proliferano le guardie da 2 metri che deve affrontare quasi quotidianamente.

Vogliamo dire che cambiare sempre e comunque con Voigtmann in campo sembra un suicidio nel momento in cui lo si trova ad affrontare una guardia aggressiva sul perimetro (vedi Micic)? Altra cosa che si può appuntare.

Vogliamo infine dire che Brandon Davies non sta facendo altro che confermare il disastroso finale di stagione scorsa, durante il quale nella finale di Liga sparì completamente dal campo contro il Real? E’ così e chi quella Liga la segue a fondo come il sottoscritto non può che confermalo.

Tutto vero e tutte situazioni su cui si può discutere ed eventualmente ritenerne Messina responsabile, che in fondo lo è in quanto proprio responsabile del progetto, non vi è dubbio, ma tutti questi giovani uomini che vivono una splendida avventura in uno splendido contesto molto ben organizzato stanno facendo molto poco per far pensare che vi sia un unico colpevole.

Troppo facile e ricco di attenuanti per i giocatori, la realtà non può essere questa.

Qui nessuno sa se l’ambiente all’interno della squadra sia coeso o meno, è impossibile esserne a conoscenza dall’esterno, tuttavia è lecito chiedersi guardare anche a chi sta performando ad un livello inaccettabile.

Una delle poche certezze che si possono comprendere anche senza vivere il Forum quotidianamente è che a capo del progetto Milano ci sia un allenatore che vive la sua esperienza al 101%, dando tutto e facendolo secondo caratteristiche personali che saranno anche criticabili, ma che non tolgono nulla ad un impegno costante assoluto, totale, competo. Come dimostra la sua assunzione di responsabilità. E come dimostra una carriera di straordinario livello, che si può dire senza alcun dubbio di ben altro spessore rispetto a quello di diversi protagonisti sul campo.

I giocatori di Milano devono prima di tutto buttare tutto ciò che hanno oggi sul campo: dopo e solo dopo potremo mettere eventualmente in discussione la guida tecnica, sempre che si creda sia logico o corretto farlo.

Solo dopo potremo valutare condizione fisica, accorgimenti tattici, tipologia di pallacanestro, chimica di squadra, gestione delle risorse di ognuno e tutte quelle bellissime variabili che compongono questo meraviglioso sport e che appassionano ogni giorno di più. Discutendone con passione ma senza preconcetti sul da farsi di fronte alla difficoltà, anche notevole come appare in questo caso.

No, personalmente ritengo che puntare il dito contro Ettore Messina sia oggi un’operazione di poco valore, una semplice ricerca di alibi per chi, ovvero alcuni giocatori, in questo momento non sta facendo ciò che deve.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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