Olimpia, una caduta senza fine. L’Efes banchetta al Forum

Jean Claude Mariani
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L’Efes di Ataman impartisce una severa lezione all’Olimpia, che persiste nella crisi

Una gara difficile da commentare, quella del pesantissimo risultato imposto dai turchi in terra italiana (80-51), dove l’Olimpia si è completamente persa sotto i colpi dei campioni dell’Efes.

Gli strascichi delle ultime settimane non sembrano per nulla superati, anzi sembrano solcare in modo sempre più profondo i volti e i gesti in campo dei biancorossi.

L'Olimpia perde ancora - Eurodevotion

La squadra di Ataman vince la sua seconda gara in fila e sembra avviare con determinazione una risposta all’altalenante inizio di stagione.

Tutte le considerazioni possibili su una serata di Euroleague non certo come tutte le altre tenteremo di racchiuderle nel classico tipo d’analisi di Eurodevotion.

Il terzo quarto

La prima parte di gara aveva visto un’Olimpia che esprimeva timidi segnali positivi, con qualche minuto di buona riuscita offensiva (l’8-0 con il doppio play, cercando di alzare il ritmo), e, a parte qualche negligenza di troppo sui blocchi, una difesa tutto sommato accettabile, nei confronti di un Efes abbastanza superficiale.

I turchi non erano certo scesi in campo con gli occhi della tigre, perdendo tanti palloni di leggerezza e lavorando molto male a rimbalzo difensivo, questo era forse un motivo in più per cui la parità raggiunta a metà gara non avrebbe dovuto lasciare tranquilli i biancorossi.

I campioni in carica, infatti, sono tornati in campo con molto più pragmatismo tecnico e con una rintuzzata determinazione e questo è bastato per spazzare via completamente le scarpette rosse, che sono state fagocitate da quel preoccupante e ormai reiterato turbinio di insicurezze, in cui li vediamo prestare il fianco così facilmente da più di una partita.

Non appena l’Efes ha dimostrato un po’ di voglia di vincere, l’Olimpia ha staccato la spina e, per l’ennesima volta, non ha trovato nulla di solido a cui appigliarsi. La carenza d’identità di cui già avevamo parlato solo pochi giorni fa.

Il secondo tempo è tragico, Milano rimane a quota 0 praticamente per i primi 5′ della ripresa e perde il computo parziale per un pesantissimo 46-17.

L’Efes di Will Clyburn

La squadra di Ataman esce con un successo di confermata fiducia, dopo l’importantissima vittoria contro il Barcellona, misurando a grandi passi le macerie di un’Olimpia della consistenza della neve al sole e beandosi di una vittoria inaspettata per le dimensioni punitive in cui si è risolta.

Non serve nemmeno la versione più competitiva della compagine bi-campione della lega, basta una sgasata nel secondo tempo all’insegna dei propri campioni, creando vantaggi e capitalizzandoli grazie al sublime talento a disposizione, nel più totale smarrimento avversario.

Il solito Micic ha lasciato spazio ad un debordante Clyburn, che sembra essersi preso a pieno titolo il suo ruolo di riferimento primario in una squadra che già così ben collaudata. Per l’americano sono 24 punti e 9 rimbalzi con 10/16 al tiro ed uno spropositato 34 di +/-.

I due fuoriclasse dell’Efes sono stati protagonisti del primo strappo turco e poi hanno continuato a punire scientificamente ogni cambio della difesa meneghina, soprattutto contro il quintetto alto tentato da Messina, contro cui sono andati completamente a nozze nell’esporne le fragilità.

Ancora una volta è stato letale per l’Olimpia Tibor Pleiss, che ha colpito sadicamente e per l’ennesima volta la retroguardia della compagine di Messina, spalancando l’area e dimostrandosi chirurgico nelle sue consuete posizioni. Anche M’Baye si conferma gregario di perspicua solidità e si fa ulteriore interprete della prova balistica dall’arco del team anatolico (56%).

Rimane il tema di Zizic e Polonara, quei nuovi elementi così intriganti che ancora non hanno trovato una chiave di valorizzazione nel sistema biancoblu. Il primo ancor meno del secondo, il coach ha sottolineato la scarsa abitudine della squadra a cercare il riferimento spalle a canestro, evidenziando come l’Efes preferisca ancora giocare nella maniera troppo consolidata cui è stata abituata negli ultimi anni.

Ataman ha parlato comunque di una buona strada finalmente intrapresa, il tour de force continua.

Una caduta senza fine

Il momento è di quelli delicati, il più delicato di tutta la gestione Messina senza dubbio. Lo si vede anche dalle parole, nette ed inequivocabili, del coach catanese nel post-partita.

L’ex tecnico del CSKA ha usato toni che suggeriscono una gravità solenne, che non si viveva da tempo sotto l’ombra della Madonnina. Una gara così importante giocata “senza cuore”, parafrasando le sue parole, è qualcosa che si stenta a credere possibile…

La crisi continua e l’involuzione sembra appesantirsi sempre di più, non si vede nessuna inversione di tendenza, neanche lieve.

Le risposte sono poche e confuse, dai giocatori e dallo staff. Nella gara si passa dal quintettone con Melli-Voigtmann come ali, al quintetto basso con Ricci-Hines sotto canestro, senza che ci sia alcuna soluzione di continuità nell’efficacia della squadra.

Il primo tempo, la parte di gara in teoria più positiva, ricorda ancora una volta un attacco che si affida troppo al tiro da fuori (19 triple contro 17 tiri da due), con il cronico problema di gioco interno che rimane senza risposte, neanche nella determinazione di avvicinarsi al ferro laddove non si riesce ad arrivare con la maestria in post. Il ritmo in attacco dura sempre pochissimo, si distende solo in alcuni flash, e così anche quando la difesa tiene, ogni leggerezza in retroguardia pesa il triplo sul computo generale.

Il problema più grave è e rimane, lo diciamo da un po’, il fatto che si parli da settimane degli stessi problemi.

Si salva forse un po’ Hines, un Mitrou-Long che tira tutto, ma rimane il meno spaventato nel prendersi responsabilità, qualche momento di raziocinio di Melli, pochissimo altro. Luwawu è troppo spaesato per poter incidere, ma non bisogna buttare il bambino con l’acqua sporca, ha qualità importanti che può mettere in mostra, se non sarà trascinato nel turbine di negatività milanese.

I fischi del Forum riportano ad un passato, i “tre anni e mezzo fa” che cita Messina, che sembrava ampiamente archiviato. E allora è un attimo che l’Olimpia e Milano, piazza a squadra, sono ripiombate nel più profondo psicodramma.

I mezzi per risollevarsi, anche questo è da ripetere, ci sono e rimangono tutti. Al di là delle difficoltà, anche di organico, di infortuni, di sofferenza dei singoli, non c’è motivo perché questa squadra debba ingolfarsi in un pantano d’angoscia. Lo ricorda un uomo che l’ha spiegata a tanti in questi anni, ancora una volta Ataman, che sulle difficoltà milanesi dice “Questo risultato secondo me non vale niente“.

Allora sarebbe gravissimo sottovalutare una sconfitta che è breccia in un cuore biancorosso ferito, ma è da questi momenti e a volte soprattuto da questi che si può costruire. L’urgenza tutta nuova e inaspettata può anche essere motore decisivo per la grandezza.

La chiamata alla responsabilità è definitiva, anche se tra due giorni la sfida alla migliore squadra della lega appare oggi più che mai proibitiva.

Photo credit: Olimpia Milano and Anadolu Efes Facebook, olimpiamilano.com

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