Olimpia, il gelo di Kaunas aggrava la crisi

Jean Claude Mariani
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L’Olimpia continua ad essere troppo brutta per essere vera e subisce il quarto ko in fila

In una gara che per larga parte è confronto tra mediocrità, l’Olimpia di Messina conferma tutte le sue enormi difficoltà e abbassa la testa nei confronti di una squadra che è molto più padrona della propria identità.

I lituani, infatti, si lanciano ancora di più in classifica e mantengono illibato il proprio parquet casalingo, mentre per i biancorossi continua l’emorragia dopo una sconfitta in una partita che era senza alcun dubbio da vincere.

Olimpia perde a Kaunas - Eurodevotion

Si conclude quindi una mesta serata per i meneghini, che tornano in patria con un insuccesso per 71-62 che tenteremo di raccontare in consueto stile d’analisi Eurodevotion.

Profondo (bianco)rosso

Una crisi tecnica, d’organico e di fiducia, questi i tre ingredienti compenetranti del profondo (bianco)rosso di questi giorni.

Elementi che si permeano, facendo si che le difficoltà di chi c’è, tecniche ed emotive, pesino di più delle assenze.

Non siamo un tribunale e non c’è bisogno di fare processi, in una stagione come quella di Euroleague contano più i trend, positivi e negativi, che i risultati in sè. I trend negativi possono essere allarme, possono essere sopportati quando c’è una forte identità di squadra, ma possono anche significare un buco, o una voragine, scavata attorno, da cui poco si vede la luce, quando c’è poco cui aggrapparsi.

Questo è forse uno di quei momenti e Milano non sa (ancora) chi è e si rivela troppo fragile per avere le spalle possenti di chi riesce a resistere ai down, come ad esempio è accaduto l’anno scorso nei casi in cui la proposta di pallacanestro vacillava.

Oggi la situazione non è questa e servirà un grande lavoro per uscirne, stante che ci sono tutti i mezzi per farlo.

Milano non sa chi è, dicevamo. L’identità va costruita, nel tempo, e a mio parere la serata di Kaunas ha dato chiari segnali di quanto su questo si sia indietro. I biancorossi in molti elementi ha dimostrato volontà, slancio propositivo, desiderio, ma senza un’idea chiara di dove rivolgere questo sforzo.

La frenesia è stato il sentimento preponderante, l’ansia, del tutto umana e comprensibile, di voler uscire al più presto possibile dalle crisi. Si sa, però, che quando nelle sabbie mobili ci si dimena e ci si agita, è molto probabile che si affondi.

Emblematico è stato in questo senso il finale, dove l’Olimpia stava riuscendo, miracolosamente e disperatamente, a riaggrapparsi alla gara, i possessi decisivi sono sempre sfuggiti via, nella smania di fare presto a ribaltare le cose. E’ andata così e, diciamocela tutta, la sconfitta è giusta e meritata.

Dopo la neve di Kaunas, serve riflettere ancora, c’è un atteggiamento da smussare e incanalare e una dimensione tecnica da ricostruire pazientemente.

Le difficoltà offensive

Ecco, la dimensione tecnica, altro lato della medaglia della crisi. Se escludiamo il terzo, ovviamente, quello degli infortunati, che è dato di fatto su cui poco si può incidere, e su cui forse il mercato con il probabile arrivo di Luwawu-Cabarrot nei prossimi giorni potrà mettere una pezza.

Stiamo per ora al campo, che ci dice che l’Olimpia fa un enorme fatica offensiva e in difesa rimane poco solida. La fase difensiva è certo tutto sommato il problema minore, ma ha dato comunque segnali di incostanza, distanti dalla solidità incrollabile dell’anno scorso.

L’attacco però è largamente deficitario, con una costruzione di gioco e di vantaggi che latita, una pulizia di scelte non certo ottimale, una vena al tiro molto scarsa (25,8%).

Emblematico è ancora una volta il dato che riguarda la coppia di playmaker, Pangos e Mitrou-Long, i due migliori realizzatori e alcuni dei pochi fari della produzione offensiva, concludono con un unico assist in due, per altro arrivato negli ultimissimi minuti. Questo è un problema importante e fondamentale per l’Olimpia del futuro, un tema da cui non si può prescindere per nessun motivo: se l’EA7 vorrà prendere il decollo nella seconda parte della stagione, deve capire come mettere i suoi correnti autisti davvero al posto di comando, nella miglior posizione per guidare i compagni.

L’ex Brescia ha preso in mano la squadra nella seconda metà, ma è parso una sorta di Mitrou-Long-contro-tutti, che era molto difficile potesse funzionare. Da quella fame e da quell’aggressività, si può ripartire.

Milano ha cercato di sviluppare un po’ più in mezza transizione, anche per attaccare vicino a canestro degli accoppiamenti più favorevoli, ma in questo ho visto l’unica mossa tecnica riconoscibile, che pur è stata eseguita con grandissima imperfezione, per il resto c’è stato grande smarrimento, qualche short roll non sempre capitalizzato e tanti momenti di prolungato digiuno offensivo.

39 punti nei primi 30′ sono stati salvati solo dalle iniziative individuali dell’ultimo quarto.

Tutte le iniziative nel tentare di sfruttare vantaggi fisici o giocate spalle a canestro vengono ben neutralizzate dai lituani, che mettono fisico e ruvidità. Thomas infatti è volitivo, ma sbatte sul muro di Kaunas, allo stesso modo Davies è pasticcione, Melli non riesce a imporsi, Voigtmann si mostra troppo esitante.

Purtroppo, sono punti che sono all’ordine del giorno in modo ripetitivo, servono degli scogli tecnico-tattici cui appigliarsi nella tempesta, lineari, da cavalcare con forza e convinzione. Anche perché la tormenta non accenna ad alleviarsi e la settimana prossima a Milano c’è la doppia ospitata delle temibili turche.

Zalgiris, una squadra tignosa

E’ la quarta vittoria su quattro tra le mura amiche, il quinto successo stagionale dei lituani, autori di un inizio stagionale al di sopra delle aspettative.

Una squadra senza fronzoli, con concretezza, ruvidità e ottima presenza fisica, che risulta davvero tignosa senza offrire soluzioni tecniche o tattiche di fantasia e brillantezza.

I lituani in effetti non giocano un attacco scintillante, perdono 17 palloni e rischiano con un po’ di disattenzioni nel finale, ma sanno rispondere con pragmatismo e grande consapevolezza della propria identità.

La possibilità di schierare giocatori di ottima presenza fisica, come Brazdeikis e Ulanovas, nelle posizioni di 2 e di 3, dà grande intercambiabilità e durezza, e consente di martellare su quello che è uno delle vulnerabilità attuali milanesi, più volte richiamate da Messina.

I protagonisti sono un ottimo Roland Smits, in doppia doppia (10 punti e 10 rimbalzi), emblema della asprezza dei verdi, Birutis, con 8 punti e un buonissimo apporto difensivo, ma ancor più di tutti Keenan Evans.

La combo americana sforna una performance da 23 punti esponendo la difesa di Pangos, con penetrazioni centrali molto aggressive e mettendo a nudo tutte le incertezze dell’EA7 nel difenderlo la sua tripla dal blocco, con cui ha ferito con grande costanza (4/8 da tre) la retroguardia Olimpia.

I greens hanno reso ancora una volta il dovuto omaggio al loro spettacolare pubblico e la loro Eurolega continua con alimentato entusiasmo.

Photo credit: euroleaguebasketball.net e olimpiamilano.com

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