Olimpia, nessuna paura ma oggi manca la qualità

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Olimpia Milano al centro di tutte le conversazioni dopo il terzo KO consecutivo in Eurolega. Inizio balbettante inatteso che va analizzato sulla base della realtà odierna.

L’Olimpia Milano oggi gioca male a pallacanestro. Oggi è così e si può tranquillamente analizzare quel “male”.

Vittoria basata soltanto su soluzioni individuali nel finale all’Astroballe, sconfitta interna con l’Alba che nonostante un tiro finale che avrebbe potuto ribaltare il verdetto, resta meritatissima, discreta prova a Belgrado contro un Partizan allora ancora a secco, fortunatissimo successo in casa del Bayern grazie ai due liberi sbagliati da Weiler-Babb, asfaltata senza reazione al Palau, caduta casalinga contro un Real non certo trascendentale di questi tempi ed infine l’orribile prestazione contro la Virtus mercoledì scorso.

Il fatturato europeo è questo e vista la scarsa qualità espressa sinora un record di 3/4 non è neanche da buttare.

La cosa peggiore? Dalla prima gara con l’Asvel a quella con la Virtus non si è visto alcun miglioramento di squadra.

Manca Shields, unico giocatore forse insostituibile nello scacchiere di Messina per efficienza sui 28 metri, ma il roster costruito non può attaccarsi a questo, poiché 16 giocatori, di cui almeno 10-11 di ottimo livello continentale testato, non possono andare in estrema difficoltà per una singola assenza, per quanto importante.

Nemmeno Mirotic, Larkin, Bjeliça, lo stesso Shengelia out fino all’altro giorno, si sostituiscono, eppure Efes a parte le squadre coinvolte offrono una qualità decisamente superiore ed hanno saputo trovare soluzioni al loro interno. Qualcuno, più corto di Milano numericamente, ha scelto la via del mercato (Tobey, I.Taylor), altri no. L’Eurolega è questa, di infortuni ce ne sono in corso una ventina tra le varie squadre, forse di più, e le cosiddette “powerhouse” si definiscono tali poiché in grado di attrezzarsi di fronte a quasi tutte le evenienze negative.

«Siamo a novembre», «E’ una maratona», «Ricordate il cammino dell’Efes nei due titoli?»… Tutte cose corrette che abbiamo sentito centinaia di volte e che sono certamente realtà da tenere in considerazione, tuttavia l’oggi di Milano, come quello di tante altre squadre, ci dà alcune indicazioni che sono spunto di analisi per presente e futuro.

E’ ancora presto dice quindi il saggio, e non è saggio mica per niente, ma come non va altresì dimenticato che la suddivisione di tanto talento in arrivo dalle squadre russe escluse ha innalzato il livello generale rendendo la competitività del torneo ben più alta, il che vuol dire che il margine di errore si assottiglia per tutti.

Si discute molto in questi giorni del fatto che Milano sia una squadra poco tranquilla e che viene assalita dalla paura in certi momenti, portando tra gli esempi i tanti liberi sbagliati contro la Virtus mercoledì sera, ma francamente ci pare motivazione assai parziale. Il che non vuol dire poco valida, ma per dirla tutta quali sarebbero le ragioni per cui la squadra non è tranquilla? Cosa succede di tanto destabilizzante dalle parti del Forum? No, non ci convince per nulla.

Noi, come chiunque sta fuori, non possiamo sapere se il gruppo sia coeso e vada tutto nella stessa direzione, quindi ci limitiamo a vedere ciò che accade sul campo, anche perchè nessun protagonista oggi dichiarerebbe mai che le cose non vanno bene a livello di chimica di squadra. Ma ne avete mai sentito uno dire cose del genere? Suvvia. Quindi andiamo oltre.

Milano gioca male. Molto. E’ confusionale, manca di continuità e non si capisce proprio cosa voglia fare sul campo, con un gioco figlio di troppa improvvisazione. E quella mancanza di continuità e di un filo logico è dimostrata da quanto accaduto in questo inizio di stagione che ha visto diverse prove con inizi pessimi e raddrizzamenti della barca in corso, per poi arrivare alla recente serie di terzi quarti in cui, sia nelle tre sconfitte di Eurolega che a Venezia, il parziale è stato assai negativo (29 punti a referto tra Barça, Real e Virtus).

In un momento in cui stai giocando male la battaglia rimbalzo diventa ancora più importante perchè può garantirti quei possessi extra che possono aiutarti a restare a galla in contesti difficili. Ebbene, su 7 gare europee l’Olimpia sinora ha concesso sempre il vantaggio sotto le pance agli avversari, tranne che in occasione dell’esordio con l’Asvel. -2 con la Virtus, -16 col Real, -10 a Barcellona, -1 in Baviera, -8 col Partizan e -6 con l’Alba. 43 possessi avversari in più ai rivali sono difficili da gestire.

Se dovessimo analizzare i numeri che accompagno sinora l’avventura milanese nella massima lega continentale probabilmente scopriremmo dati che portano le cose ad un livello molto più negativo della classifica attuale e questo può essere letto in maniera positiva.

Lo stesso rendimento dei singoli finora lascia globalmente molto a desiderare, sia tra i nuovi arrivi che tra i confermati.

Questione di forma e condizione? Possibile. Di mentalità? Già detto, non lo possiamo sapere. Di scarsa conoscenza reciproca? Molto possibile, ma questo porta ad un piano superiore la tematica. Ovvero, solo questione di tempo o di meccanismi che fanno e magari fanno fatica ad andare insieme?

L’asse Pangos-Davies, quella che ha fatto sognare i tifosi in estate, quella che è costata un notevolissimo sforzo economico al club, è la più discussa.

Ma KP può essere quello di oggi? Impaurito, spento, poco lucido e con la sua proverbiale inventiva del tutto azzerata. No, non può esserlo, conoscendolo ed ammirandolo da anni. Kaunas e San Pietroburgo ci ricordano un grandissimo playmaker. Barcellona e questa piccola porzione milanese l’esatto contrario, senza dimenticare i guai fisici catalani che fecero sì che nemmeno il suo maestro dei tempi lituani Jasikevicius si dannasse l’anima per riaverlo in blaugrana. Due piazze con limitate ambizioni ed un grande rendimento, due decisamente più “demanding” e prestazioni ben sotto quanto atteso. Vuol dire qualcosa? Il QI del giocatore ci dice assolutamente di no. Ma nemmeno per sogno ci verrebbe da dire.

Il giocatore ha determinate caratteristiche, che sono state eccellenza in questa lega, che oggi ci paiono un po’ poco connesse col resto della squadra.

Così com non va dimenticata la questione fisica. Una lunghissima inattività che ti costringe ad allenarti da solo, cosa che non è certo il tipo di preparazione ideale, qualche acciacco che non si levava di torno forse proprio per quel lungo stop: tutte cose che richiedono tempo.

Bocciare oggi KP, ancor più proseguendo in quel paragone con Chacho che a Madrid è sinora l’ombra di sé stesso, ci pare del tutto fuori luogo.

Piuttosto ci piacerebbe vedere il nuovo playmaker milanese coadiuvato da un rollante vero, cosa che oggi non è (più) Brandon Davies, mutato e maturato moltissimo come tipo di gioco negli anni. Dare la palla in situazione dinamiche è ben diverso che darla ad un post più statico: sono situazione assai differenti che richiedono caratteristiche quasi opposte. Proprio il tanto rimpianto Chacho sta facendo abbastanza fatica ad abituarsi alle movenze dei vari Tavares, Poirier e Yabusele. Servire un lungo non può mai essere sempre la stessa cosa, dipende da cosa fa quel lungo soprattutto se atleta particolarmente unico nel ruolo come l’ex varesino.

E proprio Davies è una delle ragioni per cui oggi Milano a rimbalzo viene costantemente tritata da tutti. Ma non è una novità, essendo lo stesso ex Barcellona uno che in carriera europea è fermo a 4,1 rimbalzi, mentre in maglia biancorossa è a 2,6 sinora. Se serviva un grande rimbalzista il nome non era certo il suo, arrivato vicino a quota 6 solo nel secondo anno lituano.

Ed allora Johannes Voigtmann dovrebbe essere a supporto di questa situazione, ma il tiratore tedesco ad oggi non risulta ancora pervenuto, peraltro dopo un europeo in cui non ha brillato se non saltuariamente. Anche in questo caso, però, serve fare attenzione all’inattività. Non giocare per mesi, stando bene, è quasi peggio che infortunarsi: anche a livello mentale può venir meno la cattiveria che il recupero da un problema fisico ti può scatenare. Tuttavia deve essere chiaro, Voigtmann non è Mitoglou, col greco maggiormente completo. Poi se lo si usa per quello che sa fare, ovvero tirare e prendere posizione a ribalto, allora può esser un fattore importante. In altre situazioni come i cambi difensivi soffre parecchio.

La tanto ricercata dimensione interna di cui ad oggi non si è vista nemmeno l’ombra sarebbe dovuta arrivare anche grazie a Deshaun Thomas, che è un gran bel giocatore, uno dei più sottovalutati del continente. Ricordiamo ancora la faccia di Rick Pitino, allora Coach del Pana, quando in una conferenza stampa al Wizink Center gli chiedemmo se ritenesse DT proprio uno dei più sottovalutati ad alto livello: «Se lo consideriamo tale e non il grande giocatore che è allora siamo proprio fuori strada…».

Thomas, “il coltellino svizzero” nelle parole del suo ex Coach Andrea Trinchieri per come sia in grado di fare tante cose, è un giocatore di post che sa anche fare altro, ma appunto sa fare “anche” altro partendo dal suo meglio che arriva quando piazza il proprio corpaccione addosso all’avversario. Può essere un 3 faccia a canestro? Sì, qualche volta.

L’aggressività di Mitrou-Long, il cui ordine di gioco va comunque testato a questo livello, soprattutto se lo si considera vice-Pangos, potrà dare cose che si scoprirà col tempo che peso avranno, al pari del ritorno ad una buona condizione di chi era già in biancorosso lo scorso anno.

Tra questi ultimi Devon Hall, uno dei migliori esordienti della corsa stagione, irriconoscibile come “handler”, che a Milano ci riporta al più classico degli “ofelé fa el to mestè”, al pari di un Kyle Hines visto in difficoltà come non mai. Per il campionissimo vale considerare anche la carta d’identità e comprendere che il suo utilizzo, per mantenere qualità eccellente, dovrà essere sempre più limitato. Pretendere che oggi faccia a botte sotto canestro coi vari Tavares, Poirier, Koumadje, Fall o Jaiteh sarebbe una follia. Va detto che snaturare Hall utilizzandolo per portare palla non è certo stata una scelta, ma una necessità figlia della momentanea emergenza nel ruolo.

Billy Baron ha iniziato bene, per poi scendere un po’ di livello, ma resta uno di quei giocatori che può spaccare le partite come pochi altri, con una solida esperienza nel torneo.

No, non nominiamo Nik Melli, perchè se esiste una certezza quella è rappresentata dal campione reggiano. Che però non può essere l’unico baluardo di intensità. Così come Gigi Datome, a posto fisicamente, resta un valore aggiunto notevolissimo ma da gestire ed utilizzare ricordandone la data di nascita.

In conclusione serve pazienza certamente, quella pazienza che possa riportare a regime uno spirito, ma soprattutto una tecnica difensiva che hanno fatto dell’Olimpia di Messina un incubo per tutti gli attacchi avversari.

Tecnica più che spirito appunto, perchè la paura è un bel concetto da raccontare ma il roster di Milano è formato da una serie di atleti che non possono minimamente essere vittime di blocchi psicologici o roba del genere. Bisogna lavorare e migliorare la qualità perchè è con quella che si vincono partite e trofei.

Ed allora, come dice il saggio, è novembre, mese in cui non si vincono titoli ma si può rischiare di metter le basi per non farlo se non si migliora, anche lentamente ma costantemente. E’ francamente inammissibile pensare che questa Olimpia non possa risollevarsi da un momento negativo.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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