Teodosic e De Colo, i volti del campione senza tempo

Daniele Fantini
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Sono i tramonti a segnare i tratti più coinvolgenti ed emozionanti dei grandi campioni. Ancor più dei trionfi. È un tema soggettivo, difficile da spiegare, ma probabilmente connesso in maniera stretta con la precarietà dell’uomo stesso. Il pensiero di poter rivedere una leggenda in campo, per una volta ancora, è qualcosa che riempie l’animo.

Ammirare grandi giocate, ancora decisive, fa tornare indietro l’orologio per qualche brevissimo istante. Fa rivivere, negli occhi di guarda, emozioni forti e genuine, legate alla malinconia del passato. Il campione sul viale del tramonto si copre di un sentimento diffuso di simpatia che coinvolge tutti. Anche gli haters, quelli che l’hanno vissuto solo e sempre come un avversario da battere, ne comprendono la grandezza. E soffrono per qualcosa che, presto, non vedranno più.

Teodosic vs. De Colo: una sfida attesa 11 anni tra due star senza età

A 35 anni di età, Nando De Colo e Milos Teodosic affrontano i primi passi del crepuscolo delle rispettive carriere. Con Sergio Llull e Sergio Rodriguez, sono gli ultimi baluardi della straordinaria generazione di playmaker nata alla fine degli anni ’80. Giocatori di un’altra epoca, di un altro stile, di un’altra intelligenza cestistica, capaci di attraversare, brillare, vincere e adattarsi attraverso uno dei ventenni più movimentati nella storia della pallacanestro. Il gioco non è mai cambiato in maniera così radicale come negli ultimi due decenni. Eppure, questi campioni leggendari trascendono il concetto e la dimensione del tempo, vivendo e perdurando quasi in un universo a se stante. Dove non si invecchia mai.

De Colo e Teodosic si sono ritrovati, faccia a faccia, da avversari in Eurolega, per la prima volta dopo undici anni. La loro ultima sfida prima di Virtus-Asvel di venerdì sera risaliva al 17 febbraio 2011. Milos era la stella dell’Olympiacos. Nando di Valencia. Erano entrambi 24enni, ma già campioni. L’anno successivo, De Colo sarebbe sbarcato in NBA, nei San Antonio Spurs di coach Gregg Popovich, al loro apice. Avrebbe vinto l’oro agli Europei del 2013 con la Francia. Teodosic, invece, sarebbe passato al CSKA Mosca, dove avrebbe vissuto gli anni migliori della sua carriera prima del vano tentativo in NBA. Un campionato così lontano dalla sua concezione di pallacanestro da annoiarlo dopo una sola manciata di partite.

Al CSKA sarebbe approdato anche De Colo, chiusa dopo due anni l’esperienza oltreoceano. Lì, insieme, avrebbero formato una delle coppie più forti dell’ultimo decennio, centrando tre qualificazioni consecutive alle Final Four, coronate con il titolo vinto nel 2016. De Colo come MVP delle finali, grazie ai 22 punti sparati nella vittoria decisiva sul Fenerbahçe. Non che Teodosic fu da meno in quella partita. Ne segnò 19, tre in meno.

Esperienza, genio e naturalezza: Teodosic e De Colo sono ancora esemplari

Oggi, De Colo ha scelto di tornare a casa per chiudere la carriera. Un ritorno atteso per 13 anni, quando lasciò Cholet per esplodere a Valencia. Teodosic, invece, è finalmente riuscito a raggiungere quel traguardo che lo aveva convinto a lasciare Los Angeles per accettare la sfida propostagli, al tempo, da coach Sasha Djordjevic: riportare la Virtus in Eurolega nel giro di tre anni. L’evoluzione del gioco e l’innalzamento continuo del livello del torneo potrebbe portare a pensare che, a 35 anni abbondanti di età, siano ormai destinati a coprire un ruolo marginale. Ma non è così. Per nessuno dei due. Anzi. Fanno ancora brillare gli occhi.

Nonostante l’Asvel sia un club con una programmazione volta al medio periodo, De Colo si è ritrovato subito al centro del progetto. Playmaker titolare, con responsabilità. Portatore di quell’esperienza necessaria per poter crescere di livello. Per tre anni, il club di Lyon-Villeurbanne si è dedicato alla costruzione e formazione dei giovani. Un approccio che ha destato sì curiosità e interesse, ma che non ha posto le basi per una struttura vincente. Un’operazione di questo tipo ha bisogno di veterani. E il ritratto di De Colo risponde alle esigenze in modo perfetto.

Il minutaggio è in calo per ovvi motivi volti alla conservazione di freschezza e lucidità (24 minuti a partita), ma l’efficienza nella metacampo offensiva è ancora altissima. De Colo firma 13.0 punti e 4.0 assist a gara, tirando con il 56% da tre ed è ancora senza errori dalla lunetta. Uno scherzo per il miglior tiratore di liberi nella storia dell’Eurolega (93.6%). È andato in doppia cifra in cinque delle 6 gare disputate e, nella vittoria contro la Virtus, è stato lui ad accendere la scintilla di un Asvel che sembrava già morto e sepolto sotto il -19 accusato nel secondo periodo. Canestri, assist, recuperi, personalità, giocate da campione nel momento giusto. Non ha sbagliato nulla.

Teodosic è decisivo allo stessa maniera. Certo, gioca meno (molto meno), complice qualche problema fisico sofferto a inizio stagione e la maggior profondità generale del back-court virtussino. Ma, quando entra, accende la luce. Anche a cinque anni di distanza dalla sua ultima stagione in Eurolega. Quasi 9 punti di media con 4 assist e il 35% da tre. Ma i numeri sono relativi. Quello che impressiona è la naturalezza e la facilità con cui il basket esce ancora dalle sue mani. Quelle di un purissimo artista del gioco, dotato di istinti e cervello quasi impareggiabili a livello continentale.

A giugno, al termine della stagione in corso, spegneranno entrambi 36 candeline. Eppure, siamo certi che sia Nando che Milos ci lasceranno un altro anno di delizie da archiviare nel libro della memoria. Non possiamo far altro che dire “grazie” a entrambi.

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