Virtus a due facce: prima va sul +19, poi spegne la luce e cede all’Asvel

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Dopo la grande vittoria di Madrid, la Virtus non prosegue il momento positivo e cade in casa contro l’Asvel al termine di una gara decisamente amara per l’andamento che ha avuto.

I bianconeri sembravano in totale controllo della partita sull’onda lunga di quella che era stata la prestazione di giovedì scorso. Il primo tempo sembrava già in buona parte mettere un’ipoteca sull’incontro: +14, dopo aver toccato il +19, e pieno controllo delle operazioni.

Poi il crollo nel secondo tempo, l’Asvel che prende fiducia e non smette più di segnare: la sceneggiatura perfetta per il trionfo transalpino per 79-84. Tanta rabbia e frustrazione per le vu nere per aver lasciato per strada una partita obiettivamente da vincere. Per gli ospiti è una vittoria che definire importante è riduttivo.

La partita dai due volti

Come detto, il primo tempo virtussino sembra la prosecuzione dei quaranta minuti madrileni. Grande presenza difensiva, circolazione perfetta di palla in attacco e punti che arrivano dalle più varie soluzioni. Soprattutto dal pick&roll che riesce ad essere molto incisivo, ma anche dagli isolamenti in post dei lunghi, dalle soluzioni preparate per i tiratori dall’arco e anche dagli assoli personali.

Il +19, massimo vantaggio bianconero, è una cifra che ben rispecchia quello che si è visto in campo, con gli ospiti palesemente alle corde e quasi fuori dalla partita. Il terzo quarto, però, ribalta totalmente questo scenario. Torna in campo la Virtus un po’ pasticciona e confusionaria delle settimane passate: qualche errore difensivo, l’attacco che rallenta e soprattutto le palle perse (soltanto 2 nel primo tempo; ben 9 nel terzo quarto) che fioccano.

Scariolo non ferma il gioco e non cambia il quintetto: l’Asvel cavalca il momento e ricuce completamente il gap. Da quel momento è una partita punto a punto, ma l’inerzia è dei francesi. Villeurbanne così continua a giocare con scioltezza e a segnare canestri pesanti; la Virtus non ritrova più alcuna sicurezza in attacco e cede definitivamente negli ultimi minuti.

Una partita per cui, probabilmente, è anche poco utile guardare ai numeri. Tutta la gara si legge nel cambio totale e inspiegabile di atteggiamento da parte della Virtus. Lo ha detto molto chiaramente anche coach Scariolo nella conferenza stampa postpartita: “Non me lo spiego un calo di prestazione così netto da parte della mia squadra“.

Un’altra lezione importante dall’Eurolega: nessuna partita è semplice e non basta un vantaggio di 20 punti per vincere una partita. Anche se rimane una lezione amara e dolorosa.

Asvel, secondo tempo sul velluto

Discorso opposto a quello fatto per la Virtus si può fare per gli ospiti. I transalpini non avranno il roster più forte della competizione, ma hanno un gruppo solido con anche diversi picchi di talento. Non solo i soliti noti De Colo e Lighty, ma anche quelli un po’ più acerbi ma incisivi come Obasohan e Mathews.

L’attacco francese nel secondo tempo, al netto di alcune disattenzioni virtussine, è stato di grande efficacia: buone letture e buon movimento di palla. Poi se entrano anche le forzature (vedi la tripla quasi da metacampo di Mathews al termine dei 24 secondi) allora cresce la fiducia e la consapevolezza che una serata storta può trasformarsi in un trionfo.

Nel primo tempo è Noua (14 punti) a tenere a galla i suoi con la sua precisione e la sua fisicità; nel secondo salgono in cattedra De Colo (soprattutto nel ruolo di facilitatore: 12 punti e 5 assist) e il tiro mortifero di David Lighty (16 punti con 3/4 dall’arco).

Decisamente impressionante la prova di Jonah Mathews, uno che sa attaccare l’uomo con grande prontezza e ottimo risolutore nei giochi rotti. I suoi 16 punti con 4/6 dall’arco sono il risultato di una serata praticamente perfetta.

Lo abbiamo detto un’infinità di volte, ma lo ripetiamo. Per vincere in questa competizione servono giocatori in grado di segnare quando l’attacco non gira. L’Asvel ne ha tanti di questo tipo di giocatori: De Colo, Lighty, Mathews, Obasohan e Jackson-Cartwright. Chi più, chi meno. Se questi giocatori entrano in fiducia, come è stato stasera, diventa un problema per gli avversari. La Virtus lo ha pagato a sue spese. Poi, però, il merito è stato anche dell’Asvel che ha continuato a giocare con scioltezza e lucidità non perdendo più il pallino delle operazioni.

Virtus, una sconfitta che fa male

Dopo il trionfo di Madrid la gara di stasera era perfetta per issarsi su un ottimo 3-3 e dire di poter aver superato egregiamente l’impatto con la nuova competizione. Ora il 2-4 maturato è un record che lascia amarezza soprattutto per i modi in cui è arrivato: la sconfitta di questa sera e quella di Kaunas fanno male. Soprattutto per la consapevolezza di averle avute in pugno quasi fino alla fine e poi averle lasciate andare. Ma il cammino è ancora lungo: va sempre bene ricordarlo.

Non sono bastati due splendidi Milos Teodosic e Alessandro Pajola. Il primo ha giocato un primo tempo dominante segnando e consegnando assist in qualsiasi modo. Il secondo gioca come al solito da tuttocampista arrivando su ogni pallone vagante, difendendo alla grande e facendo girare bene in attacco. Bene anche Lundberg con le sue sfuriate offensive, anche se pesa quel 0/2 nel finale dalla lunetta. Ovviamente tutte considerazioni che valgono più per il primo tempo che per il secondo dove la prestazione singola e collettiva è stata insufficiente.

Si è rivisto anche Toko Shengelia che ha giocato una buona partita, al netto di una condizione che è ancora lontanissima da quella migliore. Serata da dimenticare in toto per Hackett e Mickey. Sappiamo quanto l’ex CSKA sia imprescindibile per quello che dà in difesa, però qualcosa di più in attacco è lecito aspettarselo, soprattutto in una serata che contro i piccoli esterni transalpini si poteva sfruttare maggiormente col suo post basso. L’ex Khimki, invece, ha vissuto una delle sue serata da desaparecido: abbastanza impalpabile e inconsistente. Ma anche lui dovrà abituarsi a nuovi equilibri col rientro di Shengelia.

Insomma, una prestazione del genere a due facce è sempre difficilmente assimilabile. Perché la squadra dimostra di poter giocare ad alti livelli, ma anche di potersi sgonfiare in poco tempo e questi sbalzi d’umore sono un problema in questo tipo di competizione.

Ovviamente non c’è spazio per il rimpianto. E’ necessario subito pensare al prossimo appuntamento che, tra l’altro, sarà delicatissimo: trasferta al Mediolanum Forum contro una ferita Olimpia Milano. Sarà importante capire cosa è successo a livello mentale tra primo e secondo tempo per assimilare in fretta la lezione, in modo da ripartire da quello di buono che si era fatto prima degli ultimi due quarti.

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