Iffe Lundberg, il ritratto della solidità: decisivo nelle vittorie della Virtus

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Iffe Lundberg è arrivato tardi in Eurolega. Da giocatore già maturo, ma anche apparso d’improvviso dal sottobosco della VTB. Eppure, sono bastate una manciata di partite per permettergli di ritagliarsi il suo spazio in una squadra di alto livello come il CSKA Mosca. Uno spazio silenzioso, nella figura di grande equilibratore necessario in ogni team per la costruzione di un’amalgama vincente. Pochi squilli, tanti fatti. Il mantra dell’uomo chiamato “Iffe”, diminutivo del suo nome di origine nigeriana Ifeany, è quello del classico, solido giocatore europeo. Se siete allenatori, non potete chiedere di meglio.

Il suo approdo estivo a Bologna è stato poco decantato. Vuoi per il basso profilo tenuto sin dai suoi primi giorni in Eurolega. Vuoi perché quasi inteso come una sorta di “prolungamento” dell’esodo dal CSKA che aveva già portato, pochi mesi prima, due grandi nomi come Daniel Hackett e Toko Shengelia. Vuoi perché oscurato dall’attenzione riversata sulla costruzione del nuovo front-court, fatto di uomini con esperienza di Eurolega o NBA (Jordan Mickey, Ismael Bako, Semi Ojeleye), reparto cruciale per attrezzarsi al grande ritorno in Europa. D’altronde, in Europa, il ruolo dei lunghi è ancora centrale. Il perimetro, invece, sembrava essere già pronto. Teodosic, Hackett, Pajola, Mannion. Lo spot di play-guardia era già ricchissimo di esperienza, talento e speranze future. Eppure…

Iffe Lundberg, il migliore nelle prime cinque gare

Nelle prime cinque gare di Eurolega, giocate tutte da titolare, Lundberg è stato il migliore della Virtus per punti segnati (11.2) e valutazione (11.0), l’unico capace di scollinare in doppia cifra in entrambe le categorie statistiche. E non sono numeri fini a se stessi. Perché Iffe è stato tra i più efficaci e brillanti, se non il giocatore decisivo, nelle due vittorie raccolte da Bologna finora. 13 punti in poco più di 19 minuti contro il Bayern. E, soprattutto, 18 (season-high) con 3 assist in 26′ a Madrid.

In questo momento è l’uomo in più, quasi imprescindibile, per gli equilibri della squadra. La condivisione del back-court con Daniel Hackett è già ben rodata dall’anno abbondante di convivenza al CSKA Mosca, dove entrambi fungevano da equilibratori alle schizofrenie di Mike James. La sua duttilità come combo-guard, ormai un must nella pallacanestro moderna fatta di tweener, gli permette di assorbire minuti senza far calare qualità e quantità sul perimetro. Grazie al suo lavoro, Milos Teodosic può essere gestito nel modo migliore, come successo a Madrid, sguinzagliato per brevi tratti di partita in cui far esplodere rapidamente punti e giocate di classe.

Lundberg, giocatore solido a tutto tondo: intelligenza, fisico e mentalità

Ma l’aggettivo che meglio si presta per definirlo è, probabilmente, “solido”. A 28 anni, Lundberg è un giocatore scafato, esperto. Possiede un’intelligenza cestistica spiccatamente europea di fianco a un fisico coriaceo e muscolare. È il mix di caratteristiche perfetto per giocare in Eurolega in pianta stabile. In qualsiasi squadra. Impegno e concentrazione difensiva regalano alla Virtus uno stopper importante sul perimetro. Lì dove è necessario essere aggressivi, resistenti e resilienti per poter organizzare una struttura in grado di essere già competitiva nella stagione da matricola.

E le letture offensive sono buone, anche in un sistema che lo spinge a gestire un numero maggiore di possessi rispetto a quanto fatto nelle ultime due stagioni al CSKA Mosca. Lundberg ha un ruolo più importante in attacco, in cui è chiamato a emergere anche come costruttore di gioco e realizzatore. I risultati, finora, dicono tre doppie cifre nelle prime cinque gare, con l’unico vero scivolone accusato nella trasferta di Belgrado (4 punti con 0/6 dal campo), rovinosa per l’intera squadra.

La prova eccellente di giovedì sera a Madrid ha dipinto forse la miglior versione bianconera sul perimetro dell’intera stagione. Lundberg, Hackett, Teodosic e Pajola hanno composto un quartetto ben amalgamato, in grado di interpretare con caratteristiche diverse i vari momenti della partita. Vero, un quartetto che ha tolto dalla rotazione Marco Belinelli e, soprattutto, Nico Mannion. Ma questo è un altro argomento. Che richiederebbe una riflessione a parte.

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