ESCLUSIVA, l’intervista all’Alqueria con coach Alex Mumbru: “A volte non c’è tempo per preparare le partite, ma devi farlo lo stesso”

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Venerdì 16 settembre, ore 12:00. Attorno all’Alqueria del Basket (la casa del Valencia) c’è un singolare fermento: colori giallorossi e tanti stand e piccole strutture costruite in tempo record, in appena una settimana. Sono i colori della Spagna: infatti alla Fonteta nel weekend si gioca la Coppa Davis di tennis.

A tirare il carro dei padroni di casa della Spagna c’è il nuovo numero uno del mondo e campione freschissimo dello US Open, il 19enne prodigio Carlos Alcaraz. Arriva con pochi clamori insieme all’allenatore Juan Carlos Ferrero: sorridente, disponibile e gentile con tutti. Insieme al team spagnolo invade l’Alqueria che sarà anche casa del tennis, oltre che del basket, per tutto il fine settimana.

Nel frattempo, però, nella pista centrale della struttura si allena la squadra di pallacanestro. Nota a margine: l’Alqueria è struttura bellissima e all’avanguardia, costruita nel 2017. Una pista centrale e due laterali di campi da pallacanestro elegantissimi e luminosi: si respirano lavoro, professionalità, sacrificio, ma soprattutto serenità.

Alquer

Proprio su quest’ultimo aspetto insiste molto Alessandro Di Pasquale, presente nello staff tecnico del Valencia Basket, quando ci illustra la struttura spiegandoci cosa voglia dire lavorarci dentro. Valencia è un posto in cui si lavora in un clima disteso e rasserenato, dove i risultati devono arrivare, ma senza oscurare i valori dei rapporti umani. Non è un posto per sergenti di ferro, sguardi trucidi e nervosismi.

Quando si entra all’Alqueria si respira proprio una serena distensione: il tutto unito a una incredibile professionalità e lungimiranza. Non è un caso che il settore giovanile valenciano sia uno dei migliori fra quelli spagnoli (dove il livello già di base è altissimo): il futuro e lo sviluppo dei giovani è uno degli interessi primari. Piuttosto che firmare qualche straniero in più, si preferisce fare esordire qualche giovane di belle speranze: Pradilla nelle passate stagioni, Jimenez e altri quest’anno. E’ la filosofia della società ed è una filosofia lavorativa che ci piace molto. Una cultura che si basa sull’impegno e sul sacrificio: “cultura del esfuerzo” come recita orgogliosamente il motto della squadra.

Poi arriva coach Alex Mumbru. Passo deciso, sguardo disponibile e sereno: insomma, in pieno stile taronja. Sul parquet della pista d’allenamento Nacho Rodilla ci concede gentilmente l’intervista che riportiamo di seguito.

L’intervista a coach Mumbru

Quali sono gli obiettivi di Valencia in campionato e in Eurolega? Proprio pensando a quest’ultima, credi che sia una delle edizioni più competitive degli ultimi anni?

Penso che al momento sia difficile dire quali siano i nostri obiettivi. Il nostro obiettivo primario è pensare a tutti i tifosi che vengono a vederci alla Fonteta. Soprattutto vogliamo giocare una buona pallacanestro. Poi dopo due o tre mesi vedremo dove siamo in classifica. Ma la prima cosa che ci interessa è mostrare una bella pallacanestro. Sull’Eurolega credo che già dagli anni scorsi sia diventata una competizione veramente difficile.

L’ACB è chiaramente la lega nazionale più competitiva d’Europa. Ogni squadra può perdere contro qualsiasi altra ogni fine settimana. Pensi che questo sia un vantaggio o uno svantaggio rispetto alle squadre di Eurolega che provengono da altri campionati?

Per vincere ogni gara ci vuole il 200% a prescindere. La stagione è lunghissima e alcuni team di Eurolega hanno due o tre squadre a disposizione per affrontare tutto l’anno; magari una pensata solamente per il campionato e una per l’Eurolega. Comunque credo che anche in Francia, Germania o Italia ci siano campionati competitivi, però chiaramente non è come in ACB dove ogni partita è estremamente dura.

Arrivando a Valencia…l’anno scorso era bello guardare le partite di Bilbao (la squadra allenata da coach Mumbru nella passata stagione, ndr), una squadra che giocava una buona pallacanestro facendo dell’aggressività e dello spacing le sue armi principali. Proprio lo spacing è stato forse il tratto più distintivo. Sarà lo stesso anche a Valencia? E, in generale, quali saranno le principali caratteristiche della tua nuova squadra?

Il nostro obiettivo primario è che scenda in campo una squadra con la volontà di combattere. Poi vogliamo difendere in maniera forte e, come hai detto tu, cercare di fare in campo il miglior uso possibile dello spacing. Penso che l’anno scorso a Bilbao lo abbiamo fatto bene; quest’anno sarà più difficile perché non c’è più l’intera settimana per preparare le cose in allenamento. Qui ogni tre giorni c’è una partita e quindi non è la stessa cosa: quando si gioca così spesso la partita stessa può diventare l’allenamento.

Il sovraccarico di partite per una squadra che gioca l’Eurolega è cosa ormai nota. Ma è veramente possibile preparare una partita in tre giorni?

A volte il tempo per preparare le partite non c’è, ma devi farlo lo stesso.

Parlando del roster di Valencia, ci sembra che sia presente un consistente numero di playmaker: Jones, Van Rossom, Hermansson, Radebaugh, Harper… Che idea hai a riguardo? Vedremo durante le gare diversi momenti in cui ci saranno due playmaker insieme in campo sfruttando quintetti piccoli?

Dipenderà dai momenti. Magari alcune volte giocheremo anche con due playmaker, ma penso che in generale saremo in grado di schierare quintetti ben stazzati: nel ruolo di ala piccola possiamo giocare con Puerto, Claver e Webb, per esempio, andando a formare quintetti parecchio fisici. Abbiamo costruito un roster per avere 2 o 3 giocatori per posizione: spesso durante una stagione capitano degli infortuni e non è sempre facile firmare nuovi giocatori. Qui a Valencia abbiamo le idee chiare in merito: vogliamo inserire, anche in corsa giocatori, dal nostro settore giovanile.

Mumbru intervista

Cambiando argomento e parlando della condizione fisica dei giocatori, la maggior parte di quelli che giocano in Eurolega sono stati impegnati all’Eurobasket. Come ti aspetti che sarà il loro rendimento all’interno della stagione?

Penso che all’inizio questi giocatori faranno fatica ad allenarsi con i vari club e ad entrare nei meccanismi delle loro squadre. Noi abbiamo giocatori come Lopez-Arostegui e Pradilla che rientreranno indicativamente solo una settimana prima dell’inizio della stagione. Non sarà affatto semplice riuscire a inserirli fin da subito all’interno delle sinergie del gruppo. Ma, ovviamente, arriveranno fisicamente al top della forma: già abituati a giocare partite dalla grande posta in gioco. Per loro questa sarà una stagione lunghissima ed è certo che prima o poi avranno un periodo di flessione dal punto di vista fisico.

Martinez, Vidorreta, Duran, Penarroya, Gonzalez, ovviamente Laso, Mumbru … questi coach spagnoli e molti altri hanno avuto un impatto evidente in termini di gioco e risultati in Spagna e in Europa. Possiamo dire che c’è una sorta di “scuola spagnola” per quanto riguarda il coaching?

Sì, sono tutti coach tosti e che propongono una bella pallacanestro. Tutti quelli che hai nominato sono riusciti a essere competitivi in ogni tipo di competizione, e questo non è un caso. E’ vero che la Spagna spicca per l’elevato numero di coach di alto livello: siamo felici di questo.

Infine, per fare una sorta di giochino, abbiamo fatto un power ranking grossolano di quella che può essere la prossima edizione d’Eurolega. Real, Barça, Efes e Milano per il titolo; Fenerbahce, Olympiacos e Monaco nel mix per le Final Four e poi una lotta folle per l’ottavo posto tra Maccabi, Partizan, Virtus, Valencia e Bayern. Sei d’accordo con questa griglia?

Sì, ci sono squadre con un livello elevatissimo. Noi siamo qui per combattere e per sudarci un biglietto per la post-season.

Chiudiamo, scherzando, con il momento figuraccia (l’intervista è stata realizzata prima delle semifinali dell’Eurobasket, ndr). Chi vincerà Eurobasket?

Non c’è niente da scherzare (ride, ndr)! Vincerà la Spagna. La Francia ha grande talento, la Germania è solida e ha i tifosi dalla sua parte. Ma la Spagna è senza pressione: nessuno si aspettava potesse arrivare in semifinale e invece è lì.

Una stretta di mano calorosa e un grazie sentito a coach Mumbru per l’estrema disponibilità!

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