Brandon Davies: “Insieme possiamo fare l’ultimo passo”

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Nella cornice della Technogym, nel pieno centro di Milano, l’Olimpia ha presentato insieme a Mitrou-Long e Baron, il suo colpo da novanta sotto canestro, Brandon Davies

Davies, tra l’altro ex della Legabasket vista la sua militanza a Varese, è parso sin da subito molto a suo agio con la nuova realtà, facile alla risata e all’empatia con i giornalisti presenti, ma anche concentratissimo per le sfide della prossima stagione.

Sono felice di essere tornato in Italia, contento di far parte di questa squadra. Sono altrettanto felice di essere di nuovo tra la gente italiana, abbracciare la vostra cultura e soprattutto pronto di andare a caccia del maggior numero di vittorie e titoli possibili.”

Davies - Eurodevotion

Sui compagni di backcourt

Poter condividere lo spogliatoio con Kyle Hines è qualcosa da cui trarre vantaggio e imparare. Se potrò prendere qualcosa da lui, mi renderà un miglior giocatore e mi consentirà di aiutare la squadra.”

Su che cosa lo ha convinto a scegliere Milano

“Parlando con Messina e Christos riguardo come le sue abilità possano essere usate qui, abbiamo discusso di come la cultura di lavoro è cambiata dall’arrivo di Messina. Ho sentito la fiducia che entrambi hanno avuto in me e ho potuto vedere quanto i loro obiettivi fossero allineati ai miei, questo ha reso la decisione più facile. Spero di poter fare le cose che posso fare come professionista, per dimostrare al club di quanto investa totalmente in questo progetto, e, ovviamente, di ottenere vittorie insieme.”

Su cosa è cambiato dal Davies di Varese a quello di oggi…

“Varese è stato il mio primo anno pieno overseas. Ero più giovane – mi sento ancora giovane (ride, ndr) – ma ho imparato molto negli anni in giro per l’Europa. Sono migliorato nel tempo fino al livello a cui sono ora, è stato una processo giorno per giorno.”

“Non si tratta solo di maturità, ma sono anche fisicamente migliorato, il mio corpo è diventato più forte. Il basket, poi, è molto di più che forza e abilità: quello che ho imparato giocando per grandi squadre e grandi allenatori, è l’aspetto mentale del gioco, dove vedo la più grande differenza da allora.”

Su Jasikevicius, Messina e chi urla più forte tra i due

“Come ho detto prima, dal punto di vista mentale ho fatto una lunga strada da quand’ero più giovane. Dopo tanti anni, posso dire il volume delle urla dei coach è sempre la stessa. Hanno i loro momenti in cui sono arrabbiati, quelli in cui sono più contenti, tu devi ascoltare cosa ti dicono, non come lo dicono.”

Su Pangos..

“E’ la terza squadra in cui gioco con lui. E’ divertente giocare con lui, già gli altri hanno parlato della sua professionalità e del suo skill-set. In più, mi fa diventare un giocatore migliore, perciò sono felice di essere suo compagno.”

Sulla profondità della squadra e sulla necessità di rotazioni ampie…

“Dobbiamo fidarci del coach e del sistema di gioco. E’ una stagione lunga, ci sono tante partite, ci saranno infortuni, tutti devono essere pronti per il loro momento perchè ci sarà bisogno di tutti per arrivare dove vogliamo arrivare.

Sulle Final Four perse e sulle possibilità di vittoria con l’Olimpia…

“Ne ho parlato con Messina e ho ascoltato i suoi obiettivi. Io cercherò di portarmi dietro quello che ho imparato dalle Final Four che ho giocato e lui cercherà di spingere il mio gioco al prossimo livello. Mi ha spiegato che sono qua per aiutare la squadra, che era già grande senza di me, e io voglio essere a pieno me stesso, così potremo raggiungere tutti insieme l’ultimo passo. Ma sarà una processo day-by-day, non possiamo guardare troppo lontano.”

Alla nostra domanda sulla sua dimensione di centro undersize e su come si affrontano i grandi centri europei…

“Innanzitutto io penso di essere di taglia perfetta, non mi sento undersize… (ride, ndr) Ci sono giocatori più alti di me, ma penso di poter dire la mia!”

“Contro questi big-men, molto alti e grandi stoppatori, penso di aver sviluppato il mio gioco abbastanza, al punto di avere armi diverse da opporre, fronte a canestro, così come al tiro da fuori. I nostri coach fanno un grande lavoro per farci attaccare le debolezze dei difensori più alti.”

Photo credit: olimpiamilano.com

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