Il sublime sforzo turco è vano, la Francia ai quarti

Jean Claude Mariani
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Nell’overture degli ottavi di Eurobasket la Francia prevale in un tumultuoso finale su un’eroica Turchia

Gli uomini di Ataman sprecano un’occasione d’oro per realizzare una vera e propria impresa. Dopo un inizio chiaramente in mano ai più blasonati avversari, infatti, i turchi erano riusciti a ribaltare Gobert e compagni. I bleus, di contro, sono parsi in quel frangente completamente in balia degli avversari e totalmente incapaci di reazione in termini di carattere e di qualità di gioco.

In chiusura di gara l’esperienza e la freddezza sono state però dalla parte della selezione di Collet, che ha conquistato i quarti con una maggiore saldezza d’animo nelle battute finali e nell’overtime. L’87-86 che la sirena della Mercedes Benz Arena ha congelato tra i rimpianti dei turchi ha così premiato la Francia con i quarti.

Francia vince - Eurodevotion

Riviviamo la prima battaglia di Berlino tramite la classica struttura per punti di Eurodevotion.

Una gara di incredibili strappi

Non sembrava annunciare grandi emozioni, una sfida cominciata in modo piuttosto piatto tra due squadre che non hanno brillato in questa competizione per grande esuberanza offensiva.

Si tratta del quattordicesimo attacco (Turchia) e del diciannovesimo (Francia) di Eurobasket per produzione media, infatti entrambe mettono in mostra sin dall’inizio i propri limiti. I ragazzi di Ataman fanno una fatica tremenda ad attaccare a metà campo, creando pochissimi vantaggi, rimangono appigliati alla gara andando a segno principalmente in transizione, sfruttando le disattenzioni degli uomini di Collet.

I bleus sono più concreti ed efficaci, sebbene relativamente monodimensionali. La loro scelta di produrre sfruttando il grande impatto fisico sotto canestro premia nel primo frangente della gara e consente la prima fuga. Uno Yabusele molto intraprendente – poi scomparirà totalmente – è primaria fonte di iniziative e combina bene coi compagni di reparto, in un gioco che appoggia molto sui propri tre ciclopici centri a turno in campo (Gobert, Fall e Poirier).

La flemma della partita però muta progressivamente, al salire dell’agonismo proposto dagli atleti turchi. Lo svantaggio viene rosicchiato, la squadra di Ataman riesce a coinvolgere più stabilmente Gobert nel pick and roll e costringerlo al cambio, creando qualche incertezza in più alla retroguardia francese. Comincia una gragnuola di triple (Tuncer in grandissimo spolvero) cui i galletti rispondono con una carestia offensiva impressionante. E’ 19-0 per gli anatolici.

A quel punto l’inerzia è variata ma la guerra è aperta. Nell’ultimo quarto duellano serratamente Korkmaz e compagni da un lato, e Fournier, più convinto, e Gobert, sempre più devastante a rimbalzo offensivo (saranno 7 alla sirena), dall’altro.

Infine, follie su follie, ingenuità, gesti eroici. Il finale è di tutto e di più e il peso della bilancia delle leggerezze commesse pende enormemente da parte turca. La Francia è salva.

Nervi, emozioni e il romantico sublime turco

Il percorso ad Eurobasket della Turchia, da poco concluso, è stato più di tutti (e forse più di sempre) caratterizzato da una montagna russa di emozioni, livore, polemiche. Se a tutti i fatti già oltremodo peculiari degli ultimi giorni, aggiungiamo la presenza in panchina di un agitatore istrionico come Ataman, non può non uscirne un cocktail spumeggiante.

Questo tratto distintivo, di carattere emozionale, è emerso molto anche in questa gara, determinante nei momenti chiave della gara. Parliamo di emozioni buone e cattive, positive e negative, che possono avere effetti catalizzanti opposti alla loro origine, o suggerire vortici virtuosi o viziosi.

La svolta per l’esercito del sultano Ergin è stata proprio quando un paio di assurde chiamate della terna hanno scatenato i nervosismi di giocatori e panchina, da lì è cominciato a emergere l’ardore delle truppe dei giannizzeri del coach dell’Efes. Una travolgente metamorfosi che ha portato i turchi, dalla fiammata di fine secondo quarto, a tenere la vittoria in pugno a pochi secondi dalla sirena finale.

Poi, invece, sono entrati in gioco i nervi: Osman e il suo 0/2, la persa scellerata sulla rimessa. Sarà pareggio di Gobert e overtime.

Nervi che sono tornati a tremare anche 5′ dopo, quando, in seguito ad uno sciocchissimo antisportivo che già stava consegnando la partita alla Francia, la Turchia si era comunque guadagnata 12” per conquistare i quarti. La gestione è frenetica, Tarpey e M’baye sono famelici e la Turchia conclude senza neanche scagliare un ultimo tentativo al ferro.

La prova turca ha avuto insomma un che di romantico in senso proprio. Un sacrificio sincero e profondo nella lotta tragica della vita, l’esempio di eroismo tipico di quella tradizione letteraria. Una vertigine provata nel momento più importante, caratteristica del sentimento più caro al romanticismo. La contemplazione del sublime, un’emozione che unisce bellezza assoluta e terrore allo stesso tempo, il riflesso buono e terrificante della più forte vibrazione d’animo possibile.

Eccolo quindi, è stato tremore di fronte all’infinito, quell’infinito, quell’assoluto rappresentato dalla gioia di un’eventuale storica qualificazione ai quarti dopo tantissimi anni, per giunta contro i mostri sacri francesi.

Francia, attacco e amnesie

La vittoria è dei transalpini, che sono e rimangono una corazzata e hanno enormi meriti nel reggere botta di fronte ad una Turchia fortemente combattiva e motivata, popolata da una serie di talenti davvero intriganti e in ascesa.

Tuttavia, i segnali di questa partita non vanno trascurati per una nazionale che ambisce al vertice del trofeo continentale. L’attacco soprattutto ha presentato evidenti lacune, in termini di alternative e di qualità.

Troppo in confusione, tanta della benzina che ha permesso ai turchi di rimanere in vita nel momento più difficile è da attribuire all’enorme quantità di palle perse (21 alla fine), con una gestione nient’affatto pulita degli esterni.

In più, la Francia ha tirato dall’arco solo 6 volte nel primo tempo e rappresentava già l’ultima squadra per tentativi medi da tre, insieme ai cechi, di Eurobasket. Una dimensione interna del livello elitario di cui dispongono i transalpini non può a mio parere non corrispondere anche ad un adeguato e ben proporzionato sfruttamento del tiro dall’arco.

In più, non segnare per più di 5′ è inquietante, sono state molte le sbavature, anche se, dall’altro lato, c’è stata dimostrazione di resilienza e, come al solito, la conferma di grandissimi talenti. Fournier è uno a cui darei sempre la palla in mano nei momenti topici, Yabusele un talento da compiere e capitalizzare ancora di più, Gobert un corpo che può imporsi in modo inarrestabile, nonostante tutti i dubbi difensivi nei finali di gara che ti possa, alle volte, suggerire.

Serviranno dei passi avanti per un team che non possiamo non vedere nell’eccellenza della corrente edizione degli europei.

Photo credit: fiba.basketball

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