Virtus, la svolta: crescere senza snaturarsi

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Virtus Bologna dopo Valencia: il diritto di giocarsi l’accesso alla prossima Eurolega attraverso la finale di Eurocup ha le sue radici in una svolta precisa.

La Virtus Segafredo Bologna, dopo la grande prestazione di Valencia, si giocherà sul campo il diritto di partecipare alla prossima edizione di Turkish Airlines Euroleague.

7 vittorie in 8 partite dopo l’esordio di Daniel Hackett al Taliercio datato 9 marzo 2022, una W in meno da quando anche Toko Shengelia veste il bianconero, proprio una settimana dopo quando è arrivata l’unica sconfitta europea nel bimestre marzo-aprile.

Può sembrare tutto facile nella lettura: sono arrivati due campioni ed il livello complessivo della pallacanestro virtussina è cresciuto esponenzialmente cosicché il non travolgente 7/6 iniziale ha preso una piega differente. Tutto vero, i campioni aiutano, per usare un eufemismo, ma dietro il notevole percorso europeo delle V nere ed il cambio di marcia nelle ultime 8 settimane c’è molto di più.

Innanzitutto c’è Sergio Scariolo, un allenatore il cui valore in questo processo è colpevolmente sottovalutato. Ok, un roster che era già molto profondo ed interessante è diventato straordinario con DH e Toko, ma la Virtus ha cominciato a giocare una pallacanestro di altissima qualità sin dai primi giorni della stagione, perfino troppo presto viste le tante novità.

Doverosa precisazione sul sito dei Raptors ed il nome di Sergio Scariolo | Eurodevotion

«Sono quasi stupito di quanto siamo avanti» ci raccontava il plurimedagliato, nonchè campione NBA da assistente, Coach bresciano. Era ancora ottobre ed era verissimo: un livello quasi inspiegabile per un gruppo che si conosceva da poche settimane e che aveva subito i due gravissimi infortuni di Udoh ed Abass, perni fondamentali del sistema soprattutto difensivo che si voleva costruire.

Dopo gli inserimenti di Jakarr Sampson e Isaiah Cordinier sono seguiti diversi mesi con prestazioni che hanno dato l’idea chiarissima di una squadra votata maggiormente al lato offensivo del gioco, per caratteristiche degli uomini a disposizione e comunque anche per un certo credo del Coach.

Moltissimi infortuni, anche lunghi, oltre ai due gravissimi già citati ed un percorso di crescita che parlava di un certo potenziale ma che non lo vedeva espresso nella sua totalità con alcuni difetti soprattutto difensivi molto evidenti e che alla lunga facevano pensare a determinati problemi, col crescere dell’importanza delle competizioni.

Quel 7/6 di inizio marzo in Eurocup non dava certezze e dietro la Virtus sembrava troppo facilmente attaccabile in diverse situazioni comuni del gioco odierno.

85,4 punti subiti a serata, con due scollinate in tripla cifra (101 Cedevita e 100 Gran Canaria) ed un paio oltre quota 90 (97 Valencia e 94 Bursaspor): il fatturato difensivo diceva così al 3 marzo. Crediamo poco a questi numeri da sempre, cercando sempre di parametrarli al numero di possessi giocati, cosa che ci convince assai di più per valutare l’efficienza difensiva di una squadra.

«Non sta scritto da nessuna parte che per giocare una pallacanestro vincente si debba giocare ai 70 punti». Il pensiero di Scariolo era questo e ci sentiamo di condividerlo al 101%.

Le possibilità che si sono aperte sul mercato sono state a quel punto sfruttate in modo magistrale dalla dirigenza. Opportunità colte alla perfezione ma soprattutto scelte oculatissime dal punto di vita tecnico poiché in realtà si poteva provare in diverse direzioni e non era semplicissimo centrare esattamente ciò che serviva nell’immediato per il salto di qualità.

La proprietà firmata Zanetti, uno che con la lettera W ha una certa dimestichezza, ha portato in dote DH e Toko, due campioni veri che hanno permesso a Scariolo di accelerare quel processo di miglioramento.

Virtus Gran Canaria Hackett

Sono bastate queste addizioni per creare una difesa valida, coprire le falle precedenti ed assicurare un livello più alto? No, assolutamente non solo.

Il grande lavoro di Scariolo è arrivato proprio in questa fase, confermato dai numeri.

Non si è pensato soltanto a far crescere quella fase difensiva che aveva problemi, ma lo si è fatto senza snaturare un credo cestistico chiaro e le caratteristiche di tanti atleti.

In stagione regolare la Virtus aveva un OFFENSIVE RATING (punti per 100 possessi) di 112,7 a fronte di un DEFENSIVE di 108,7 per un NET (la differenza) di 4,0. Il tutto giocando a 74,9 possessi.

Nei Playoff l’ORAT è sceso 110,7 , quindi di soli 2 punti, mentre il DRAT è migliorato di ben 9 punti ad un eccellente 99,7 per un Net di 11,0. I possessi per gara sono scesi a 72,6.

In pratica si è confermato il buon rendimento offensivo, senza perdere nulla della propria natura, facendo un salto di qualità clamoroso a livello difensivo. Il numero di possessi, sceso di 2,3 rispetto alla stagione regolare, è dato quasi fisiologico in clima Playoff, ancor più in una formula da gara secca.

Considerando le ultime 8 partite, quel segmento di stagione iniziato con l’esordio di Daniel Hackett, vi è un 99,4 di DRAT che è il miglior dato della competizione, con l’ORAT sempre a discreti livelli (111,4) ma non tra i migliori.

Limitandoci infine alla grandissima prestazione contro Valencia, ovvero un’avversaria di assoluto livello sia in Liga che in Europa, praticamente una squadra largamente migliore di 6 o 7 partecipanti all’Eurolega di quest’anno, i dati sono ancora più significativi per quanto concesso.

I “taronja” arrivavano da due prestazioni nei PO da 125,3 di ORAT e 115,6 di DRAT (9,8 NET) e sono stati tenuti a 104,2 di ORAT e 118,5 di DRAT, per un NET negativo di -14,3. In stagione, complessivamente, erano a 120,7 e 111,7, per un NET di 9,0.

Definire il cambiamento delle V nere con una semplice crescita difensiva è quindi del tutto errato e limitativo.

L’ottimo lavoro di Sergio Scariolo ha fatto sì che ora vi sia una squadra che rimane offensiva per talento e sistema, che crede nei concetti più puri della pallacanestro (“segnare un canestro di più”, non “prenderne uno di meno”) ma che sa giocare una difesa di alto livello a completare 28 metri di qualità.

In Eurocup resta l’ultimo passo per arrivare al piano di sopra per meriti derivanti da risultati, per quanto questo concetto sia abbastanza poco significativo, visto che in Eurolega per merito oggi c’è solo il Monaco, c’era l’Unics e c’erano in passato solamente le qualificate da Eurocup o da regolamenti che nelle ultime stagioni sono stati superati e di cui non vi è più traccia.

La finale con Bursa ed i Playoff italiani ci racconteranno quanti ulteriori passi avanti potrà fare questa squadra nel breve termine. Qualunque siano i risultati, francamente fatichiamo parecchio a non vederla protagonista negli anni a venire.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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