Monaco-Zenit (r16): gerarchie russe meglio del talento francese

Andrea Ranieri
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Monaco-Zenit è la seconda tappa vincente (74-85) del doppio turno francese della squadra russa, tornata alla vittoria in casa dell’Asvel, così come i monegaschi si sono sbloccati all’esordio in panchina del nuovo coach Sasa Obradovic. In un match che all’inizio sembra andare solo nella direzione degli ospiti, il Monaco è bravo a reagire e riaprire una partita che rischiava seriamente di diventare un massacro.

Gioco di insieme e bel basket non si sono visti esattamente a pacchi in un match che comunque ha dato diverse indicazioni interessanti circa le due formazioni. Due formazioni che ora hanno davanti a sé due quesiti la cui risposta è vitale. I monegaschi si interrogano su Mike James e il sottile equilibrio su cui si regge il suo rapporto con coach e squadra d’appartenenza. I russi, dal canto loro, si chiedono quanto sarà impattante Shabazz Napier. Intanto, un tre punti, la nostra analisi di Monaco-Zenit.

Monaco-Zenit: le uscite di Billy Baron e il ruolo di Jordan Loyd

I primi, spettacolari, quindici minuti dello Zenit portano la firma du due grandi attaccanti in particolare: Jordan Loyd e Billy Baron. Il primo, in contumacia Napier, sembra aver compreso che il suo ruolo non può essere semplicemente quello del realizzatore, ma deve andare oltre. E deve farlo nel senso di essere catalizzatore di attenzioni e creatore di vantaggi, in una fase del gioco in cui lo Zenit sta facendo molta fatica. Il suo inizio è consistito nel fare ciò, poi nel finale ha azzannato la partita facendo canestro: perfetto.

Baron dimostra di essere un’importante centro di gravità per le difese nel momento in cui viene coinvolto tanto in fase offensiva, venendo reso protagonista di tante uscite dai blocchi e di molti handoff per tirare. Nella prima metà di Monaco-Zenit i locali difendono malissimo su queste situazioni e così l’attacco russo trova un “flow” raramente visto in stagione.

Monaco-Zenit

Monaco-Zenit: correre o non correre? Il dilemma che non (deve) esiste(re)

Correre, decisamente. A vedere Monaco-Zenit la risposta non può che essere questa. A metà campo lo Zenit produce un basket piacevole solo nei primi famosi quindici minuti, mentre il Monaco fa fatica a farlo per tutta la gara. Entrambe, nell’arco dei quaranta minuti, dimostrano invece di poter essere delle squadre molto efficaci sfruttando il campo aperto e il flusso della transizione veloce.

Per il Monaco dare maggiori spazi con la difesa non schierata ai propri talenti quali James o Bacon e ai propri atleti è un’idea eccellente. Dal punto di vista dello Zenit, una squadra che difende così bene non può non approfittarne per andare in attacco rapidamente e trovare punti facili o tiri veloci, mascherando anche un po’ quell’atavica difficoltà nel generare vantaggi contro la difesa già appostata.

Monaco-Zenit

Monaco-Zenit: considerazioni sparse su attacco, lunghi e…Mike James

Abbiamo parlato della fase offensiva russa, ci sembra il caso di soffermarci anche su quella francese. La prima considerazione che viene alla mente ripensando a Monaco-Zenit è una generale mancanza di pericolosità interna da parte monegasca. Donatas Motiejunas gioca una gara sottotono, lontano parente del giocatore ammirato alcune stagioni fa anche in NBA. E in assoluto, manca profondità all’attacco locale, che fatica anche a trovare i lunghi dopo il pick and roll, un po’ per loro demeriti, un po’ per conformazione.

Va infatti considerata la questione Mike James e simili. Il Monaco vanta infatti alcuni esterni di talento, con la tendenza a fermare molto la palla: si pensi anche a Bacon o Andjusic. A volte, l’attacco di Obradovic pare decisamente seduto sulle iniziative individuali dei singoli, che poco fanno per coinvolgere gli altri in maniera attiva. Alla lunga è una strategia povera per un basket difensivamente studiato come quello d’Eurolega. Ed è il motivo per cui i giocatori come “James o simili” non hanno più cittadinanza nei roster delle contender.

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